Un alto funzionario russo avverte: “petrolio verso i 150 dollari, rischio shock energetico globale”

Tra guerra in Iran e tensioni sullo Stretto di Hormuz, cresce il rischio di una nuova crisi energetica: Europa e Regno Unito tra i più esposti secondo Dmitriev

Il rischio di un’impennata dei prezzi energetici torna al centro dell’attenzione internazionale. A lanciare l’avvertimento è stato Kirill Dmitriev, figura chiave nella strategia economica estera russa, secondo cui il petrolio potrebbe superare i 150 dollari al barile già nei prossimi giorni. Una previsione che riflette le crescenti tensioni geopolitiche e l’impatto diretto della crisi mediorientale sui mercati globali. Il nodo cruciale resta lo Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più strategici al mondo per il trasporto di petrolio. La decisione di bloccare lo Stretto di Hormuz si inserisce in un contesto di crescente escalation legata alla guerra in corso in Iran. Il conflitto, già caratterizzato da tensioni regionali e coinvolgimento indiretto di diverse potenze, sta ora assumendo una dimensione globale proprio per il suo impatto sulle rotte energetiche.

Europa e Regno Unito tra crisi e vulnerabilità

Secondo Dmitriev, le conseguenze più pesanti potrebbero ricadere sull’Europa e sul Regno Unito. Entrambe le aree sono fortemente dipendenti dalle importazioni energetiche e già messe alla prova da anni di instabilità geopolitica e transizione energetica incompleta. Un aumento così rapido del prezzo del petrolio e del gas naturale rischia di tradursi in bollette ancora più alte, rallentamento economico e nuove pressioni inflazionistiche. La crisi energetica potrebbe riaccendersi con maggiore intensità, allungando i tempi di ripresa economica e mettendo sotto stress interi settori produttivi.

Inoltre, la combinazione tra guerra in Iran e tensioni sulle forniture potrebbe rendere più fragile l’intero sistema energetico europeo, evidenziando la necessità di diversificazione e autonomia strategica.

Uno scenario globale sempre più instabile

L’ipotesi di un petrolio a 150 dollari al barile non è solo una previsione economica, ma il sintomo di un sistema internazionale sempre più instabile. La guerra in Iran, il coinvolgimento delle grandi potenze e il controllo delle rotte energetiche stanno ridefinendo gli equilibri globali. In questo contesto, le parole di Dmitriev suonano come un avvertimento chiaro: la durata della crisi determinerà non solo il livello dei prezzi, ma anche la profondità delle conseguenze economiche globali.