Violento terremoto scuote il Giappone: registrato tsunami nel porto di Kuji, si temono “danni umani e materiali”

Gli esperti dell'Agenzia Meteorologica Giapponese hanno lanciato l'allarme tsunami per onde altre 3 metri

Uno tsunami con onde alte fino a 80 cm ha raggiunto un porto nel Nord del Giappone in seguito al violento terremoto magnitudo 7.4 registrato nella regione. È quanto riferisce l’Agenzia Meteorologica Giapponese (JMA), precisando che l’onda è stata rilevata alle 17:34 locali (le 10:34 in Italia) nel porto di Kuji, nella prefettura di Iwate. Pochi minuti prima, la stessa Agenzia aveva segnalato un primo innalzamento del mare pari a 70 cm. Gli esperti dell’Agenzia Meteorologica Giapponese hanno lanciato l’allarme tsunami per onde altre 3 metri, in particolare per le prefetture di Iwate e dell’Hokkaido. Il sisma è stato abbastanza forte da scuotere grandi edifici fino a Tokyo, a centinaia di km di distanza. Il primo ministro giapponese Sanae Takaichi ha esortato gli abitanti delle zone colpite dal terremoto a mettersi in salvo in aree più elevate.

Le autorità del Giappone hanno ricevuto segnalazioni di “danni umani e materiali attualmente in fase di verifica” a seguito del sisma e del conseguente tsunami nel Nord/Est del Paese: lo ha affermato il premier Sanae Takaichi. “D’ora in avanti otterremo informazioni dettagliate gestiremo la risposta all’emergenza“. Tokyo Electric Power Company (Tepco) ha reso noto che non sono state riportate “anomalie” nelle centrali nucleari di Fukushima Daiichi e Fuykushima Daini. Non si riscontrano anomalie neppure per quanto riguarda le centrali nucleari di Higashidori e Onagawa, situate più a Nord. L’Agenzia Meteorologica Giapponese ha avvertito che saranno possibili repliche per circa una settimana dopo il terremoto. Dispiegati membri dell’esercito giapponese nelle aree interessate. Nel frattempo, l’emittente pubblica Nhk riporta di “tremori prolungati, in grado di far oscillare edifici alti“, registrati nella stessa zona del Paese, la regione di Tohoku.

Dinamiche tettoniche della Cintura di Fuoco

Il terremoto avvenuto oggi in Giappone si è originato lungo una delle zone tettoniche più attive del pianeta, nella cosiddetta Cintura di Fuoco del Pacifico. Il Paese si trova alla convergenza di diverse placche tettoniche: la placca Pacifica, la placca delle Filippine, la placca Euroasiatica e la placca Nordamericana (o la microplacca di Okhotsk). Nello specifico, l’area al largo di Honshu è caratterizzata dal processo di subduzione, dove la placca Pacifica scivola al di sotto della placca Nordamericana a una velocità di circa 8-9 cm all’anno. Questo movimento continuo accumula una quantità colossale di energia elastica nelle rocce lungo l’interfaccia delle placche. Quando la resistenza delle rocce viene superata, avviene una rottura improvvisa – il terremoto – che rilascia l’energia accumulata in pochi secondi o minuti. La profondità di 29 km registrata per questo evento lo colloca come un sisma crostale superficiale o legato all’interfaccia superiore della zona di subduzione, una tipologia di evento particolarmente efficiente nel generare onde sismiche distruttive e, potenzialmente, maremoti se lo spostamento verticale del fondale marino è significativo.