Chiusura dello Stretto di Hormuz: la crisi globale del GPL minaccia 3,4 miliardi di persone

La guerra tra Iran e Usa innesca interruzioni senza precedenti nelle forniture di combustibile per cucinare, con prezzi in aumento in Asia e Africa

La chiusura dello Stretto di Hormuz ha scatenato una crisi globale del GPL, il gas di petrolio liquefatto più utilizzato al mondo per cucinare, minacciando il fabbisogno quotidiano di oltre 3,4 miliardi di persone. È quanto emerge dal focus dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE), intitolato “La crisi energetica minaccia le popolazioni più vulnerabili del mondo, mentre cresce la carenza di combustibile per cucinare”. La guerra tra Iran e Usa “ha messo in luce i rischi per la sicurezza energetica di un bisogno fondamentale: la possibilità di cucinare un pasto“, evidenzia l’AIE, sottolineando come il conflitto in Medio Oriente abbia innescato “una crisi energetica globale di portata senza precedenti”. L’Agenzia segnala inoltre che “i volumi giornalieri di petrolio persi per i mercati globali nel marzo 2026 hanno superato le perdite massime di offerta registrate durante i due principali shock petroliferi degli anni ’70 messi insieme“.

L’impatto storico delle crisi energetiche

Le precedenti crisi energetiche hanno dimostrato quanto un’interruzione dell’offerta possa influenzare profondamente economie e società, costringendo le famiglie a razionare carburante per le auto o il riscaldamento domestico. L’AIE osserva che la crisi del 2026 “si sta facendo sentire in tutto il mondo e le famiglie nei paesi emergenti e in via di sviluppo si trovano ora ad affrontare una sfida particolarmente difficile: avere abbastanza carburante anche solo per cucinare un pasto e poterselo ancora permettere”.

Al centro della crisi si trova il GPL, fondamentale per la preparazione dei pasti, soprattutto nei paesi in via di sviluppo. Circa 3,4 miliardi di persone utilizzano il GPL come principale fonte di energia per cucinare, con l’Asia in via di sviluppo che rappresenta la quota maggiore, con quasi 2,4 miliardi di persone che ne fanno uso.

India e Indonesia: accesso al GPL e vulnerabilità alle importazioni

India e Indonesia hanno promosso campagne per ampliare l’accesso a sistemi di cottura puliti, permettendo a oltre 800 milioni di persone di abbandonare l’uso di legna, carbone e cherosene dal 2010. Oggi, secondo l’AIE, “il 90% delle famiglie indonesiane e l’80% delle famiglie indiane utilizzano il GPL per cucinare”. Tuttavia, entrambi i paesi sono importatori netti di gas, con i produttori mediorientali che forniscono una quota significativa del fabbisogno.

Nel 2025, circa due terzi del GPL consumato in India transitava attraverso lo Stretto di Hormuz, una dipendenza che rende entrambi i paesi estremamente vulnerabili. La chiusura dello stretto “ha causato una crisi senza precedenti di combustibile per cucinare, con gravi interruzioni delle forniture in Asia“. Nel marzo 2026, i flussi marittimi sono crollati di circa l’80%, passando da una media di 1,5 milioni di barili al giorno nel 2025 a soli 0,3 milioni quest’anno.

Conseguenze per le famiglie e l’economia

Quasi tutto il GPL esportato dal Medio Oriente nel 2025 era destinato all’Asia, con circa il 60% impiegato per le esigenze di cottura domestica e commerciale, soddisfacendo il fabbisogno di 820 milioni di persone. La parte restante veniva usata per il riscaldamento dell’acqua e nell’industria petrolchimica, dove la Cina ha la possibilità di sostituire il GPL con altre materie prime.

Le importazioni indiane hanno subito un drastico calo nei primi due mesi del conflitto, con una perdita di circa 430.000 barili al giorno. Il governo ha reagito ordinando alle raffinerie nazionali di massimizzare la produzione, aggiungendo circa 180.000 barili al giorno. I media locali hanno inoltre segnalato un aumento degli spostamenti di popolazione dalle città verso le zone rurali, dove alcuni consumatori sperano di reperire più facilmente combustibili alternativi, come legna e carbone.

L’impatto dei prezzi in Africa

In Africa, i prezzi delle importazioni di GPL a marzo sono “aumentati vertiginosamente in tutti i principali mercati di riferimento, con India e Africa orientale che hanno raggiunto picchi del 90% rispetto alla media del 2025 e Africa occidentale del 70%“, spiega l’AIE. Questo aumento non è stato causato da carenze locali, poiché la regione si rifornisce quasi esclusivamente dai Paesi del Golfo, ma riflette la natura globale dei mercati del GPL, dove interruzioni in una regione influiscono rapidamente sui prezzi altrove.

Le famiglie africane hanno visto ridotta la accessibilità economica del GPL, mentre governi e imprese statali hanno spesso assorbito i costi più elevati. Secondo le stime dell’AIE, il 45% delle persone che cucinano con il GPL in Africa subsahariana spende ora almeno un punto percentuale in più del proprio reddito per il combustibile, con un impatto particolarmente grave sulle famiglie più povere, molte delle quali avevano adottato soluzioni di cottura pulita solo di recente.