La Repubblica Democratica del Congo e l’Uganda si trovano ad affrontare una nuova epidemia di Ebola, causata dal virus Bundibugyo, definita particolarmente complessa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms). Secondo il direttore generale, Tedros Adhanom Ghebreyesus, il ritardo nell’individuazione del primo focolaio ha reso necessario un intervento rapido per contenere una epidemia in rapida diffusione. “Stiamo urgentemente intensificando le operazioni, ma al momento l’epidemia ci sta superando”, ha dichiarato. Le province di Ituri e del Nord Kivu si trovano in condizioni di forte instabilità, con un’intensificazione dei combattimenti che ha causato lo sfollamento di oltre 100mila persone.
L’insicurezza e la diffidenza della popolazione locale verso le autorità esterne rappresentano un ulteriore ostacolo. Nell’ultima settimana si sono verificati due episodi di violenza contro strutture sanitarie, sottolineando l’urgenza di instaurare un rapporto di fiducia con le comunità colpite. “Instaurare un rapporto di fiducia con le comunità colpite è fondamentale per una risposta efficace ed è una delle nostre massime priorità”, ha spiegato Tedros.
Un altro elemento che rende critica la situazione è l’assenza di vaccini o terapie approvati per il virus Bundibugyo. I precedenti focolai, avvenuti in Uganda nel 2007 e nella Repubblica Democratica del Congo nel 2012, sono stati gestiti senza strumenti terapeutici specifici approvati. L’Oms ha sottolineato che la ricerca scientifica è ancora in fase di sviluppo per fornire contromisure efficaci.
Strategie dell’Oms per lo sviluppo di vaccini e terapie
La scorsa settimana, l’Oms ha riunito i leader di diverse organizzazioni partner nell’ambito della Rete provvisoria per le contromisure mediche, per fare il punto sullo stato di sviluppo di vaccini, terapie e strumenti diagnostici. “Ha raccomandato di dare priorità a due anticorpi monoclonali per l’avanzamento nelle sperimentazioni cliniche”, ha ricordato il direttore generale. L’agenzia ha inoltre suggerito la valutazione dell’antivirale obeldesivir in una sperimentazione clinica come profilassi post-esposizione per le persone ad alto rischio di contatto. La sperimentazione è attualmente sviluppata congiuntamente con l’Africa Cdc e il Collaborative Open Research Consortium on filoviruses. Contestualmente, sono in corso discussioni con i partner sullo sviluppo e la produzione di vaccini candidati.
La sfida dell’unità nella risposta all’epidemia
Secondo Tedros, “la situazione peggiorerà prima di migliorare. Ma conosciamo questo virus e sappiamo come fermarlo. Abbiamo fermato tutte le precedenti epidemie di Ebola e fermeremo anche questa”, sottolineando tuttavia che il successo dipenderà dalla cooperazione e dall’unità di tutti i soggetti coinvolti. “La domanda è quanto velocemente ci riusciremo e quante altre vite andranno perse prima di riuscirci”, ha aggiunto. L’Oms si impegna a lavorare sotto la guida dei governi della Repubblica Democratica del Congo e dell’Uganda, fianco a fianco con l’Africa Cdc e tutti gli altri partner. “Non ci fermeremo finché non avremo portato questa epidemia sotto controllo”, ha concluso il capo dell’agenzia con sede a Ginevra.



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