Nuovi satelliti contro il “rumore” dello Spazio: così si distinguono tempeste solari e fenomeni terrestri

Dati dalla missione Swarm dell’ESA e dall’osservazione globale aiutano a migliorare le allerte sul meteo spaziale

Nuovi dati satellitari stanno aprendo una frontiera decisiva per la comprensione dell’ambiente che circonda la Terra: distinguere con maggiore precisione i segnali elettromagnetici generati da fenomeni naturali terrestri da quelli prodotti dal meteo spaziale, come le tempeste solari. Un passo avanti che potrebbe rendere più affidabili i sistemi di previsione e di allerta precoce per infrastrutture sempre più dipendenti dallo Spazio. Lo evidenzia una ricerca presentata da Georgios Balasis dell’Osservatorio Nazionale di Atene all’Assemblea Generale 2026 della European Geosciences Union, che illustra i primi risultati del progetto Swarm-Aware dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA).

Come “leggere” la ionosfera tra Sole e Terra

Il cuore del progetto è l’integrazione di diverse fonti di osservazione: i satelliti della missione Swarm (missione satellitare ESA), i dati a terra e le misurazioni del satellite Copernicus Sentinel-5P. Questa combinazione permette di analizzare in modo più accurato le perturbazioni della ionosfera, separando quelle causate da tempeste solari da quelle generate da eventi terrestri, come eruzioni vulcaniche. Secondo i ricercatori, le tempeste solari possono avere effetti significativi su infrastrutture critiche: reti elettriche, sistemi ferroviari, satelliti e comunicazioni. Le variazioni nei campi elettrici e magnetici possono infatti essere facilmente confuse con altri fenomeni naturali, rendendo complessa l’interpretazione dei segnali.

Il caso Starlink: quando il meteo spaziale colpisce la tecnologia

Uno degli esempi citati nello studio riguarda l’evento del 3 febbraio 2022, quando una tempesta geomagnetica moderata portò alla perdita di 38 satelliti su 49 del sistema SpaceX Starlink subito dopo il lancio. Un episodio che ha evidenziato quanto anche eventi non estremi possano avere conseguenze rilevanti sulle tecnologie spaziali.

Il progetto Swarm-Aware e la sfida dell’intelligenza artificiale

Il progetto Swarm-Aware utilizza un insieme di misurazioni avanzate: campo magnetico terrestre, densità e temperatura del plasma e campi elettrici. L’obiettivo è comprendere meglio le interazioni tra meteo spaziale e atmosfera terrestre, costruendo modelli più precisi dei fenomeni osservati. Un caso di studio centrale è l’eruzione del vulcano Hunga Tonga–Hunga Haʻapai, che ha generato onde atmosferiche capaci di raggiungere l’alta atmosfera e alterare la densità ionosferica. Le onde hanno innescato campi elettrici che si sono propagati lungo le linee del campo magnetico, causando cambiamenti istantanei anche sul lato opposto dell’Oceano Pacifico.

Verso previsioni quasi in tempo reale

Il progetto punta ora a integrare tecniche di apprendimento automatico e analisi avanzata delle serie temporali per migliorare la capacità di distinguere le diverse fonti dei segnali. L’obiettivo è sviluppare sistemi previsionali più affidabili, in grado di supportare decisioni operative quasi in tempo reale. Secondo il team di ricerca, questi strumenti potrebbero diventare fondamentali per la protezione delle infrastrutture critiche e per una gestione più efficace dei rischi legati al meteo spaziale, in un’epoca in cui la dipendenza dalle tecnologie satellitari è in costante crescita.