Spazio, l’esplosione del razzo New Glenn ritarda i piani della NASA per la Luna

Con l'esplosione del razzo New Glenn, entrambe le aziende private coinvolte nel progetto Artemis rischiano di far slittare la tabella di marcia del programma per riportare l’uomo sulla Luna

L’impressionante esplosione del razzo New Glenn di Blue Origin, che ieri ha fatto tremare le case a chilometri di distanza vicino a Cape Canaveral, potrebbe ritardare i piani della NASA di tornare sulla Luna entro i prossimi due anni e di avviare già quest’anno la costruzione di una futura base lunare. La deflagrazione è avvenuta alle 3 del mattino italiane presso il sito di lancio in Florida durante un ‘test a caldo’ precedente al lancio senza equipaggio. In questo genere di collaudo, il razzo viene riempito di carburante e i motori vengano accesi senza che il vettore si sollevi in cielo. Blue Origin, di proprietà del miliardario Jeff Bezos, non ha ancora reso note le cause dell’incidente, in cui non si sono registrati feriti nonostante l’enorme palla di fuoco che ha avvolto il razzo e l’area di lancio.

Il denso fumo generato dal sito di lancio era visibile da molto lontano, come testimoniato dalle immagini condivise sui social media da alcuni residenti delle città circostanti, che hanno riferito di aver visto finestre e altre parti delle loro case tremare a causa dell’intensità dell’esplosione. Nemmeno la NASA ha ancora fornito una ricostruzione delle cause dell’incidente.

Tempi lunghi per le riparazioni

Blue Origin si è limitata a comunicare su X che il razzo ha subito “un’anomalia” durante il test, mentre Bezos ha spiegato che non ci sono stati feriti e che sono in corso indagini sulle cause del problema. “Ricostruiremo ciò che deve essere ricostruito e voleremo di nuovo. Ne vale la pena”, ha affermato Bezos, secondo il quale, oltre al razzo, anche il complesso di lancio potrebbe aver subito danni considerevoli.

L’ultima grande esplosione su una piattaforma di lancio della base di Cape Canaveral risale al settembre 2016, quando la rottura di un serbatoio di elio causò l’esplosione di un razzo Falcon 9 di SpaceX. All’epoca, SpaceX disponeva già di diverse piattaforme di lancio e dunque fu in grado di riprendere i lanci del Falcon 9 già nel gennaio 2017. Per Blue Origin, l’incidente rischia di creare molti più problemi, poiché la 36 è l’unica piattaforma a disposizione dell’azienda per i lanci orbitali e la riparazione dei danni potrebbe richiedere molto tempo.

Il razzo New Glenn

Il New Glenn, fiore all’occhiello dell’azienda spaziale, lo scorso novembre aveva dimostrato, durante un atterraggio controllato su una piattaforma marina, che il suo primo modulo era riutilizzabile come i vettori di SpaceX del rivale Elon Musk. Questa capacità era stata confermata lo scorso aprile, quando l’azienda aveva riutilizzato per la prima volta uno dei suoi propulsori, un’impresa che fino ad allora era stata compiuta solo dall’enorme razzo Starship di SpaceX. Il razzo New Glenn è alto 98 metri e ha un diametro di 7 metri, con una capacità di carico utile di oltre 13 tonnellate in orbita di trasferimento geostazionaria e 45 tonnellate in orbita terrestre bassa.

Lancio di satelliti Amazon

Il lancio, previsto non prima di giovedì prossimo, aveva lo scopo di mettere in orbita terrestre bassa 48 satelliti Amazon nell’ambito del Progetto Kuiper, con il quale il gigante dell’e-commerce mira a fornire internet ad alta velocità in qualsiasi parte del pianeta e a competere con Starlink. Quello in programma era il più grande dispiegamento di Amazon fino a oggi, con oltre una dozzina di lanci programmati con Blue Origin per formare una costellazione di oltre 3.200 satelliti. Trattandosi di un test, i satelliti non erano a bordo del razzo.

L’impatto sul ritorno sulla Luna

L’amministratore della NASA, Jared Isaacman, ha affermato che sarà valutato il potenziale impatto dell’incidente sui programmi Artemis e Moon Base, nei quali Blue Origin ha svolto un ruolo chiave. Blue Origin e SpaceX sono tra i principali fornitori della NASA per le missioni spaziali. Proprio questa settimana, l’agenzia statunitense ha annunciato che la società di Bezos fornirà il modulo lunare senza equipaggio per una missione che raggiungerà la Luna e getterà le basi per la futura base lunare.

L’esplosione, tuttavia, si aggiunge alla battuta d’arresto subita dall’azienda lo scorso aprile durante il test di riutilizzo del New Glenn, quando l’azienda aveva ammesso di aver immesso un satellite di un cliente in un’orbita errata a causa di un’altra “anomalia”. Oltre a contribuire alla costruzione di una base lunare, Blue Origin è stata anche selezionata per fornire il modulo di atterraggio per la missione con equipaggio Artemis IV sulla Luna, prevista per la fine del 2028.

Prima di questo incidente, l’azienda di Bezos aveva in programma una prima missione di prova senza equipaggio entro la fine del 2026 per partecipare, nel 2027, alla missione Artemis III: una missione con equipaggio nell’orbita terrestre per testare le capacità di attracco tra la capsula Orion e i lander delle due aziende, al fine di ridurre i rischi in vista dell’allunaggio.

Problemi anche per SpaceX

Con l’esplosione del razzo New Glenn, entrambe le aziende private coinvolte nel progetto Artemis rischiano di far slittare la tabella di marcia del programma. Un nuovo stop per il veicolo Starship di SpaceX arriva dall’Amministrazione federale statunitense per l’aviazione (FAA), per i malfunzionamenti in alcuni dei motori del razzo Super Heavy e della navetta Ship durante il test del 23 maggio scorso. L’azienda dovrà quindi eseguire indagini che potrebbero richiedere tempi comunque lunghi per la nuova corsa alla Luna.