Esiste davvero una scienza “dogmatica” che rifiuta il confronto e la verifica dei propri dati? È la domanda al centro dell’azione legale intrapresa dal geologo e studioso indipendente Alfio Grassi, esperto di monitoraggio ambientale e climatico, e dall’avvocato Nunzio Condorelli Caff, che hanno deciso di adire il TAR Piemonte contro l’INRiM (Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica). L’obiettivo dell’azione legali è fare piena luce su uno dei dati climatici più sbandierati dai media negli ultimi anni: il presunto record europeo di temperatura di +48,8°C, registrato l’11 agosto 2021 dalla stazione meteo SIAS di Floridia, in provincia di Siracusa. Grassi aveva richiesto l’accesso agli atti, a specifici documenti e strumentazioni per completare uno studio di verifica controfattuale sull’attendibilità di questo record.
Un record “gonfiato”? I dubbi sulla stazione meteo
Secondo le verifiche effettuate dal Dottor Alfio Grassi, la misurazione del record siciliano sarebbe affetta da anomalie sostanziali che la renderebbero invalida dal punto di vista scientifico. Tra le irregolarità riscontrate, la più eclatante riguarda lo schermo solare della stazione meteo di Floridia: la struttura di protezione del sensore presentava un evidente buco/taglio. Secondo i protocolli internazionali dell’Organizzazione Mondiale della Meteorologia (OMM), lo schermo solare deve rimanere perfettamente integro per schermare il sensore termometrico sia dalla pioggia sia dai raggi diretti del sole. Un’esposizione diretta, come quella provocata dalla rottura dello schermo, altera in maniera determinante la misurazione, portando a una sovrastima delle temperature.
Ma queste temperature in generale come vengono registrate? In un’intervista per “Border Nights”, il Dott. Grassi spiega che “non è facile misurare la temperatura dell’aria atmosferica in maniera corretta, perché bisogna seguire dei protocolli, sono dei protocolli rigidi che spingono gli utilizzatori di queste reti di monitoraggio atmosferico a stare molto attenti a localizzare, per esempio, le stazioni. Nunzio diceva chiaramente che su Floridia, quindi il caso della stazione del record di +48,8°C, non è stato tenuto in considerazione nello studio fatto dall’INRiM con altri tecnici, scienziati, che lo schermo solare fosse bucato. Stiamo parlando di un buco molto vistoso che in nessun protocollo dell’Organizzazione Mondiale della Meteorologia è previsto. C’è un una procedura dell’OMM che parla chiaramente che le stazioni devono rispettare certi requisiti. Lo schermo solare deve essere sempre chiuso e deve proteggere il sensore termometrico sia dalla pioggia che dalla dall’esposizione al sole. Se questo non succede, già il dato di per sé è da invalidare, perché è affetto da un errore di misurazione che è notevole”.
Il problema della collocazione delle stazioni
A questo si aggiunge un problema più ampio di collocazione delle stazioni meteorologiche ufficiali. Molte delle strutture utilizzate per rilevare le temperature sono posizionate in contesti non a norma: a ridosso di asfalto, muretti o aree fortemente cementificate, elementi che creano microclimi alterati e registrano temperature superiori rispetto a quelle reali dell’aria. “La localizzazione di queste stazioni, quindi il punto in cui vengono collocate, diventa determinante per la corretta misurazione della temperatura”, afferma Grassi. “Oggi purtroppo la stragrande maggioranza delle stazioni meteo ufficiali con le quali viene monitorato il cambiamento climatico si trova in dei posti che non sono a norma. Ci sono molte stazioni vicine a delle strade asfaltate, stazioni che sono vicine a muretti, stazioni che addirittura si ritrovano all’interno di contesti urbani dove la cementificazione è veramente esagerata. Dallo studio che ho fatto personalmente nella Sicilia orientale, prendendo un campione di oltre 30 stazioni, mi sono accorto che la stragrande maggioranza non è a norma, quindi misura delle temperature affette da sovrastima”, afferma il Dott. Grassi.
Il rifiuto degli atti
Di fronte a queste incongruenze, Grassi e l’avvocato Condorelli Caff hanno richiesto l’accesso formale agli studi e alla documentazione scientifica custodita presso l’INRiM di Torino (ente pubblico di ricerca afferente al Ministero dell’Università e della Ricerca). Nonostante una prima visita conoscitiva presso l’Istituto, la consegna degli studi che dovrebbero certificare ufficialmente il record è stata negata.
Nell’intervista, l’avvocato Condorelli Caff evidenzia che “col Dottor Alfio Grassi abbiamo chiesto l’accesso agli atti. Dopo circa 6-7 mesi abbiamo perfino avuto l’autorizzazione di andare a Torino. Abbiamo fatto un accesso all’INRiM. Abbiamo potuto ammirare su cosa si fondavano gli studi, abbiamo chiesto, come accade normalmente, “cortesemente dateci gli studi”. Bene, quando abbiamo chiesto di avere gli studi, ci è stato detto di no. Perché negli studi si evidenzia una circostanza fondamentale, ossia che c’è un difetto nello schermo solare, un difetto non irrilevante: era rotto, spaccato, tagliato. Quindi non sappiamo qual era l’esposizione di questo schermo solare. Addirittura il Dottor Alfio Grassi aveva monitorato il sole che batteva all’interno dove c’è il termometro, quindi un’alterazione totale, una violazione totale di quelle che sono le norme”.
Il ricorso al TAR
Da qui la decisione di adire il TAR del Piemonte. Trattandosi di un ente pubblico finanziato dallo Stato, i promotori del ricorso sostengono che i dati debbano essere trasparenti e accessibili alla comunità scientifica. In base al principio di falsificabilità di Karl Popper, la scienza si fonda sulla verifica e sulla riproducibilità dei dati: l’impossibilità di analizzare i documenti di partenza trasforma la misurazione in un vero e proprio “dogma“.
L’avvocato afferma “che siamo stati costretti ad adire il TAR. Abbiamo fatto ricorso al TAR Piemonte e abbiamo chiesto semplicemente di essere edotti per quale motivo l’INRiM, che non è un privato (l’INRiM è un ente pubblico monitorato e pagato dal Ministero dell’Istruzione, e questo è molto importante perché non è una congrega qualsiasi, non è un’associazione privata, ma è un ente di massimo rispetto e massima tutela da parte dello Stato) perché non ci vuoi dare dei documenti fondamentali” che “servono per uno studio scientifico? Popper diceva che la falsificazione è la base della scienza, del metodo scientifico, cioè il poter dimostrare o non dimostrare che un record scientifico sia o meno esistito, un record di temperatura, questo automaticamente determina il cambio necessario e la sua sicurezza dal punto di vista scientifico. Qua invece si sta parlando di dogmaticità. Bene, io personalmente ritengo che la scienza e il metodo scientifico debbano essere rispettati”, aggiunge l’avvocato Condorelli Caff.
“Noi oggi abbiamo una circostanza fondamentale: i documenti di partenza, e sono questi due studi che richiediamo, erano falsi! Non si discute di un’alterazione dello schermo solare, non si sa l’allineamento che aveva questo buco nello schermo solare. Il buco, che il Dottor Grassi ha pure fotografato, determina totalmente il collasso di quello di cui noi stiamo parlando, cioè finisce tutto lì. Questa è la realtà scientifica davanti alla quale noi oggi ci troviamo”, aggiunge l’avvocato.
Allarmismo mediatico e “politica della paura”
Nell’intervista vengono espresse forti critiche al modo in cui queste rilevazioni vengono gestite dalla comunicazione di massa. L’uso di toni catastrofici e di una terminologia mutuata dall’emergenza sanitaria (“ondate”, “bollettini di morti per il caldo”) viene descritto come uno strumento di controllo psicologico della popolazione, volto a generare uno stato perenne di terrore e a far accettare passivamente restrizioni e decisioni politiche ed economiche.
“La cosa che mi duole particolarmente è scoprire che l’INRiM, che è un istituto prestigioso, un esempio di eccellenza della meteorologia mondiale, non tiene conto di questi particolari che sono determinanti nel definire una misurazione termometrica corretta”, afferma Grassi. “E purtroppo, come diceva Nunzio, nonostante le nostre pressanti richieste di chiarimenti, di acquisizione di documenti, ci siamo accorti che praticamente non siamo degni di attenzione. Cosa che ci fa pensare, perché crediamo che i documenti scientifici debbano essere aperti a tutti, trasparenti, e che in questo caso non possano essere coperti da segreti. E quindi noi chiediamo di fare chiarezza su questo punto, perché altrimenti noi andiamo incontro a una forte deviazione della scienza. Purtroppo questo argomento ormai è diventato alla mercé di pseudo-esperti. Su internet noi troviamo una marea di esperti, pseudo-esperti che non hanno neanche una laurea in fisica e che si permettono di accreditare record di temperatura massima. Quindi attenzione perché, ripeto, stiamo attraversando un brutto momento. Il riscaldamento climatico c’è, non si nega, ma non si può enfatizzare e gonfiare e non può diventare la materia oggetto di sensazionalismo quotidiano. Alla fine, tutto questo sensazionalismo non farà altro che far sfuggire la vera questione: l’attenzione scientifica sul problema del riscaldamento globale, che è altra cosa, che è diverso da quello che noi sentiamo dire tutti i giorni nei media”, afferma Grassi.
L’obiettivo dell’azione legale
Come sottolineato sia da Grassi sia da Condorelli Caff, l’obiettivo del ricorso non è negare l’esistenza del cambiamento climatico o delle metamorfosi storiche del pianeta, bensì denunciare lo svilimento del metodo scientifico: il riscaldamento globale non può essere affrontato con il sensazionalismo e la propaganda. La palla passa ora ai giudici amministrativi, che dovranno stabilire se i documenti inerenti al presunto record di +48,8°C debbano essere resi pubblici, aprendo così la strada a una verifica indipendente sulla veridicità dei dati climatici in Italia.



Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?