Influenza 2027, anticipazioni allarmanti da Bassetti: “boom di casi gravi, virus aggressivo dall’Australia”

I dati dal Queensland anticipano la possibile stagione influenzale in Italia: crescono i contagi dopo Ferragosto, mentre Matteo Bassetti invita alla prudenza sull’ipotesi di una minore circolazione ma con forme più impegnative

L’influenza 2026 potrebbe arrivare in Italia con uno scenario ancora tutto da definire, ma i primi segnali internazionali iniziano a delineare una possibile tendenza. Come spesso accade, gli occhi degli esperti sono puntati sull’Australia, dove la stagione influenzale precede quella dell’emisfero boreale e offre indicazioni utili per comprendere quale potrebbe essere l’andamento dei mesi autunnali e invernali. L’ultimo rapporto sanitario del Queensland, relativo al periodo compreso tra il 1° gennaio e il 16 agosto 2026, mostra un quadro in evoluzione: dopo settimane caratterizzate da una circolazione contenuta, nell’ultima settimana monitorata i casi di influenza sono tornati ad aumentare. Dal 10 al 16 agosto sono stati registrati 1.449 nuovi casi, con una crescita del 33% rispetto alla settimana precedente, quando erano stati segnalati 1.093 contagi. Dall’inizio dell’anno il totale raggiunge 15.560 infezioni, un valore però molto più basso rispetto allo stesso periodo del 2025: il calo è infatti pari al 73%.

Influenza A dominante: oltre 13 mila casi e più di mille ricoveri nel Queensland

Il virus influenzale maggiormente diffuso in Australia resta l’influenza A, responsabile della grande maggioranza delle infezioni rilevate nel Queensland. Dei 15.560 casi complessivi registrati dall’inizio del 2026, ben 13.736 sono attribuiti all’influenza A, mentre l’influenza B ha fatto registrare 1.612 casi. Sul fronte ospedaliero sono stati complessivamente 1.443 i pazienti ricoverati per influenza, con una particolare concentrazione nelle fasce più fragili della popolazione. Quasi la metà dei ricoveri ha riguardato infatti persone con almeno 65 anni, confermando il maggiore impatto delle infezioni respiratorie sugli anziani e sui soggetti più vulnerabili. Il dato australiano suggerisce quindi un elemento importante: anche quando la circolazione generale del virus appare inferiore rispetto agli anni precedenti, l’attenzione resta alta per il possibile impatto sui sistemi sanitari.

Virus respiratori, andamento diverso per influenza, RSV e Covid

Il rapporto del Queensland evidenzia un andamento differenziato tra le principali malattie respiratorie stagionali. Nella settimana dal 10 al 16 agosto, l’influenza è risultata l’infezione con la crescita più marcata, mentre il virus respiratorio sinciziale (RSV) ha mostrato una diminuzione. I nuovi casi di RSV sono infatti scesi del 15%, passando da 635 a 539 contagi settimanali. Dall’inizio dell’anno sono stati segnalati 20.785 casi, il 13% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025. Il virus continua tuttavia a colpire soprattutto i bambini più piccoli. Oltre 5.200 infezioni hanno riguardato minori di due anni, mentre i ricoveri complessivi per RSV sono stati 2.578, con quasi un terzo dei pazienti ospedalizzati appartenente proprio alla fascia sotto i due anni. Anche il Covid-19 ha mostrato un andamento differente rispetto agli altri virus: secondo il report, i casi hanno registrato un leggero aumento, ma i livelli complessivi dall’inizio dell’anno rimangono inferiori rispetto al 2025.

Ricoveri per influenza e Covid in forte calo rispetto al 2025

Dal punto di vista della pressione ospedaliera, i numeri del Queensland indicano una situazione ancora sotto controllo ma comunque monitorata dalle autorità sanitarie. Nell’ultima settimana analizzata sono stati registrati 72 ricoveri per influenza, 35 per RSV e 45 per Covid-19. Il confronto con l’anno precedente mostra una riduzione significativa soprattutto per influenza e Covid. Dall’inizio del 2026 i ricoveri influenzali sono stati 1.443, contro i 5.626 dello stesso periodo del 2025. Per il Covid-19, invece, i ricoveri sono stati 2.023, rispetto ai 5.708 dell’anno precedente. Diverso il quadro per il virus sinciziale, dove il calo è molto più contenuto: 2.578 ricoveri nel 2026 contro 2.760 nel 2025.

Bassetti: “potrebbe esserci una circolazione minore di virus, ma più aggressivi”

Sul possibile impatto della stagione influenzale in Italia è intervenuto l’infettivologo Matteo Bassetti, che invita a non fermarsi soltanto al numero dei contagi, ma a valutare anche la capacità dei virus di provocare forme più severe. “I casi sembrano minori, però ci sono dei dati di alcune province dove la pressione ospedaliera è addirittura superiore a quella dello scorso anno. Quindi potrebbe darsi che ci sia una circolazione minore di virus, ma una circolazione maggiore di virus più aggressivi. E quindi di virus in qualche modo che danno dei quadri più impegnativi”, ha dichiarato Bassetti secondo quanto riporta ‘Il Mattino’. Secondo l’infettivologo, il quadro definitivo sarà più chiaro nelle prossime settimane, quando arriveranno ulteriori dati dall’Australia e dagli altri Paesi dell’emisfero sud. “Questo dovremmo vederlo, certamente l’anno scorso è stata un’annata veramente pesante. Molto impegnativa in Australia e poi anche da noi, con una delle peggiori epidemie influenzali. Credo che bisogna aspettare ancora un pochino, vediamo ancora le prossime due settimane per valutare un po’ la situazione australiana e poi potremmo ragionare meglio con più dati a disposizione”, ha aggiunto Bassetti.

Cosa aspettarsi dall’influenza in Italia nell’autunno 2026

La stagione influenzale italiana del 2026 resta quindi ancora difficile da prevedere con certezza. I dati australiani mostrano una situazione complessivamente meno pesante rispetto allo scorso anno, ma il recente aumento dei casi suggerisce che la circolazione del virus non sia terminata. Gli esperti osservano in particolare due elementi: da una parte il possibile minor numero complessivo di infezioni, dall’altra la necessità di valutare la gravità dei casi e l’eventuale pressione sugli ospedali. L’esperienza della stagione precedente, caratterizzata da una delle più intense epidemie influenzali degli ultimi anni, mantiene alta l’attenzione soprattutto per anziani, persone fragili e soggetti con patologie croniche.

Sintomi dell’influenza: febbre alta, tosse e forte stanchezza

I sintomi dell’influenza stagionale restano quelli tipici delle infezioni respiratorie acute. Tra le manifestazioni più frequenti vengono indicati la febbre alta, spesso superiore ai 38°C, la tosse secca, il mal di gola, i dolori muscolari e articolari, la sensazione di stanchezza intensa, il mal di testa e la congestione nasale. Il quadro clinico può variare molto da persona a persona: nei soggetti giovani e sani spesso l’influenza si risolve senza complicazioni, mentre negli anziani e nelle persone più vulnerabili può evolvere in forme più severe che richiedono assistenza medica. Con l’avvicinarsi dell’autunno, i prossimi aggiornamenti epidemiologici saranno fondamentali.