Coronavirus, parla una ristoratrice di Codogno: “Il 38enne ha cenato da noi, ma siamo stati avvisati solo il giorno dopo”

"Noi che il paziente di Codogno col Coronavirus era stato a cena qui lo abbiamo saputo prima dai giornali che dalla Asl, lo troviamo grave"

MeteoWeb

“Noi che il paziente di Codogno col Coronavirus era stato a cena qui lo abbiamo saputo prima dai giornali che dalla Asl, lo troviamo grave”. A raccogliere la testimonianza della proprietaria del locale della provincia di Piacenza, dove ha cenato il paziente 1, il 38enne residente nel lodigiano e tuttora ricoverato in prognosi riservata in ospedale e’ Tpi.it.

Siamo molto scossi, lui è venuto qui a cena sabato 15, una settimana fa. Lo abbiamo saputo con certezza ieri alle 10 perché ci ha contattati una operatrice della Asl, ma il nome del nostro ristorante con l’elenco di tutti gli spostamenti del paziente era già dalla mattina presto sul Corriere della Sera. Ci eravamo svegliati con vari messaggi di clienti e amici che ci avvisavano e mandavano le foto del giornale“, racconta la proprietaria del locale, Sara Merlini, nell’intervista rilasciata a Selvaggia Lucarelli e aggiunge: “se avessero informato anche noi avremmo potuto chiudere il ristorante almeno venerdì sera e non esporre nessuno a rischi ulteriori”.

“Io, mia sorella e i camerieri abbiamo fatto i tamponi ieri, siamo negativi ma qui siamo stati aperti una settimana dalla sera in cui è venuto a cena”, prosegue poi Sara Merlini che ricorda: “ci hanno mostrato delle foto per circoscrivere l’area del ristorante in cui era seduto, identificare il tavolo, se l’è ricordato mia sorella. Era a cena con la moglie incinta, altre due coppie e tre bambini. Ci siamo poi ricordati che sembrava non stare bene, era appoggiato al tavolo, quasi in disparte, infatti due giorni dopo è andato al pronto soccorso”.

“Ho un figlio e quando mi è arrivata la telefonata sono andata in ansia – continua nell’intervista la proprietaria drl ristorante – sono molto provata, è stato un incubo. I clienti hanno cominciato a tempestarci di telefonate nel panico, chiedendoci se era vero che il cliente fosse stato lì, cosa dovevano fare e abbiamo spiegato che purtroppo noi non ne sapevamo più di loro. Poi hanno disdetto tutte le prenotazioni, ma avevamo chiuso noi comunque il locale per tutelare la clientela, nonostante la Asl non ce lo avesse chiesto. Abbiamo informato perfino noi stessi alcuni clienti prima di sapere i risultati del test”. 

Ora, per Sara Merlini, il problema è ricominciare a lavorare. “Dovremmo riaprire mercoledì ma non abbiamo prenotazioni, noi abbiamo saputo che siamo negativi al test con una telefonata dell’Asl arrivata oggi, ma sarà dura riprendere la normalità, c’è la psicosi. Pensiamo di fare la sanificazione del locale per tranquillizzare ancora di più la clientela, ma capisco la preoccupazione perché l’ho vissuta sulla mia pelle in questi giorni. Mi chiedo però perché un giornale abbia saputo che un contagiato era stato qui prima di noi che abbiamo responsabilità verso noi stessi, le nostre famiglie e i nostri clienti”, conclude.

Coronavirus, il problema è che in Italia non prendiamo nulla sul serio. Il premier Conte come Morgan sul palco di Sanremo