Coronavirus, “Il mondo è a rischio di una devastante pandemia che ucciderà 80 milioni di persone ma non è pronto”: il profetico rapporto del 2019

Un rapporto indipendente stilato dal Global Preparedness Monitoring Board avvisava sull’esistenza di una “minaccia molto reale” di una pandemia nel mondo, che ucciderà fino ad 80 milioni di persone

Un rapporto indipendente stilato su richiesta della segreteria generale delle Nazioni Unite avvisava sull’esistenza di una “minaccia molto reale” di una pandemia nel mondo, che ucciderà fino ad 80 milioni di persone. Un patogeno letale, che si diffonderà per via aerea nel mondo, potrebbe distruggere quasi il 5% dell’economia globale e noi non siamo ancora pronti, si legge nel rapporto.

La profetica analisi è stata elaborata da un gruppo indipendente, il Global Preparedness Monitoring Board (GPMB), che è stato riunito nel 2018 per rispondere ad una richiesta della segreteria generale dell’ONU e convocato congiuntamente dalla Banca Mondiale e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms). Il rapporto è stato pubblicato a settembre del 2019, quindi ben prima dello scoppio dell’epidemia di coronavirus in Cina. Co-presieduto dall’ex direttrice generale dell’Oms ed ex primo ministro norvegese Gro Harlem Brundtland e dal capo della Croce Rossa internazionale, Elhadj As Sy, il GPMB ha commissionato studi di esperti e sferrato un attacco alle nazioni sulla situazione della preparazione alle pandemie dal punto di vista politico, finanziario e logistico.

La preparazione è ostacolata dalla mancanza di una volontà politica costante a tutti i livelli. Anche se i leader nazionali rispondono alle crisi sanitarie quando la paura e il panico sono abbastanza forti, la maggior parte dei Paesi non dedica la dovuta energia e le risorse necessarie per impedire alle epidemie di degenerare in disastri. Il mondo non è preparato. Per troppo tempo, abbiamo permesso un ciclo di panico e negligenza quando si tratta di pandemie: incrementiamo gli sforzi quando c’è una seria minaccia, poi ci dimentichiamo facilmente di loro quando la minaccia si attenua”, si legge nel rapporto.

Un enorme numero di virus precedentemente sconosciuti, come quello che ha causato l’epidemia di SARS nel 2003, ha ucciso persone e animali nel mondo. In soli 7 anni, dal 2011 al 2018, l’Oms ha combattuto contro 1.483 epidemie. E i costi del contenimento, abbinati al devastante impatto economico, sono peggiorati, secondo lo studio del GPMB. L’epidemia di SARS del 2003 ha avuto un bilancio totale di circa 40 miliardi di dollari sull’economia globale, l’epidemia di influenza suina del 2009 ha raggiunto più o meno i 50 miliardi e l’epidemia di Ebola dell’Africa occidentale del 2014-2016 è costata quasi 53 miliardi di dollari. Una pandemia influenzale simile all’influenza del 1918, che uccise 50-100 milioni di persone, oggi costerebbe all’economia mondiale 3 trilioni di dollari, ossia fino al 4,8% del PIL globale, e potrebbe uccidere fino ad 80 milioni di persone, si legge nel rapporto.

Economicamente, gli stati ricchi si sono dimostrati più resilienti nelle recenti epidemie e il GPMB prevede che i Paesi come Stati Uniti e Germania potrebbero uscire da una devastante epidemia con meno dello 0,5% di perdita del PIL. Ma le nazioni più povere, dall’India fino ai Paesi dell’Africa centrale, potrebbero perdere fino al 2% del loro PIL a causa della stessa ipotetica pandemia. Il GPMB ha fornito una lista di 7 iniziative politiche da implementare in tutto il mondo per migliorare le possibilità dell’umanità contro i microbi. “I sistemi di risposta e preparazione e le capacità per le epidemie di malattie non sono sufficienti per affrontare l’enorme impatto, la rapida diffusione e lo shock per i sistemi sanitari, sociali ed economici di una pandemia altamente letale, che sia naturale, accidentale o rilasciata intenzionalmente. Ci sono insufficienti investimenti nella ricerca e nello sviluppo e nella pianificazione per lo sviluppo e la produzione di vaccini innovativi, antivirali ad ampio spettro, adeguati interventi non farmaceutici. I costi di controllo epidemico distruggerebbero completamente gli attuali meccanismi di finanziamento per la risposta alle emergenze”, si legge nel rapporto.

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Come detto, questo rapporto risale al settembre 2019, ma in esso si possono riscontrare tutte le criticità che i Paesi del mondo stanno affrontando nel tentativo di contenere l’epidemia di coronavirus: sistemi sanitari al collasso, letti di terapia intensiva insufficienti, assenza di pianificazione della risposta all’emergenza. Il mondo, dunque, era stato avvisato della possibilità di una pandemia e degli effetti devastanti che potrebbe avere non solo da questo rapporto, ma anche da molti altri. Il problema, come sostiene il GPMB, è che tendiamo ad ignorare queste problematiche, convinti che non si verificheranno mai e che non ci toccheranno mai, per poi ritrovarci in seri guai quando effettivamente accadono. Per quanto riguarda il coronavirus, sembra che l’Oms sia vicina alla dichiarazione di pandemia: i casi nel mondo sono ormai oltre 110.000 fino a questo momento e se in Cina la situazione inizia a migliorare, con il numero di contagi e decessi che si riduce di giorno in giorno e gli ospedali creati per le emergenze che iniziano a chiudere, nel mondo sono esplosi pericolosi focolai: a preoccupare di più sono proprio quello in Italia, quello dell’Iran e quello della Corea del Sud.