Coronavirus, l’Oms ha inviato un team di esperti in Cina: i risultati della missione smentiscono bufale e luoghi comuni sull’epidemia

Dopo aver visitato Pechino, Wuhan, Shenzhen, Guangzhou e Chengdu, la missione ha portato ad un rapporto finale sulla malattia: ecco tutto quello che c'è da sapere

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L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha inviato un team di 25 esperti internazionali in Cina per esaminare la situazione coronavirus. Gli obiettivi della “Missione congiunta Oms-Cina” sono quelli di informare rapidamente la pianificazione cinese e internazionale sui prossimi passi da seguire in risposta all’epidemia del nuovo coronavirus in corso e sui prossimi passi in materia di preparazione per le aree geografiche non ancora colpite. Dopo aver visitato Pechino, Wuhan, Shenzhen, Guangzhou e Chengdu, la missione ha portato ad un rapporto finale sulla malattia. Ecco i punti più importanti ed interessanti che chiariscono molti aspetti relativi all’epidemia, smentendo bufale e luoghi comuni.

Cluster di infezioni

Quando in Cina si è verificato un cluster di diverse persone infette, la maggior parte delle volte (78-85%) è stato causato da un’infezione all’interno della famiglia a causa delle goccioline di saliva e altri portatori dell’infezione in stretto contatto con una persone infetta. La trasmissione per via area attraverso gli aerosol nell’aria non è una delle principali cause della diffusione. La maggior parte dei 2.055 operatori sanitari infettati negli ospedali sono stati infettati a casa o nella prima fase dell’epidemia a Wuhan, quando non erano ancora state implementate le misure di sicurezza negli ospedali.

Cure e recupero

Il 5% delle persone a cui è stata diagnosticata l’infezione ha richiesto la ventilazione artificiale. Il 15% ha avuto bisogno di respirare ossigeno altamente concentrato e non per pochi giorni. L’80% delle persone ha una malattia lieve/moderata, il 14% sviluppa una condizione grave e il 6% finisce in condizioni critiche. La durata dall’inizio della malattia fino al recupero è di 3-6 settimane in media per i pazienti in condizioni serie e critiche (solo 2 settimane, invece, per i malati in forma lieve). La massa e la durata dei trattamenti hanno pesantemente sovraccaricato il sistema sanitario esistente a Wuhan. Un totale di 40.000 dipendenti è stato inviato da altre province a quella dell’Hubei, di cui Wuhan è capoluogo, per aiutare a combattere l’epidemia. 45 ospedali a Wuhan si sono presi cura dei pazienti, 6 dei quali per quelli in condizioni critiche e 39 per i pazienti gravemente malati e per le persone infette di oltre 65 anni. Due ospedali improvvisati con 2.600 letti sono stati costruiti in pochi giorni, 10 ospedali temporanei sono stati allestiti in palestre e sale esposizioni.

Sintomi

CoronavirusLa grande maggioranza delle persone infette prima o poi sviluppa sintomi. Casi di persone in cui il virus è stato rilevato e che non hanno sintomi in quel momento sono rari e la maggior parte si ammala nei giorni seguenti. Le persone contagiate generalmente sviluppano i sintomi in media 5-6 giorni dopo l’infezione (periodo di incubazione medio di 5-6 giorni, range di 1-14 giorni). I sintomi più comuni sono: febbre (88%), tosse secca (68%), stanchezza (38%), espettorazione di muco durante la tosse (33%), mancanza di respiro (18%), mal di gola (14%), mal di testa (14%), dolori muscolari (14%), brividi (11%). Sintomi meno frequenti sono nausea e vomito (5%), naso chiuso (5%) e diarrea (4%). Il naso che cola non è un sintomo dell’infezione da nuovo coronavirus.

Mortalità

Foto di Sylvain Lefevre / Getty Images

Un’analisi di 44.672 persone infettate in Cina ha mostrato un tasso di mortalità del 3,4%. La mortalità è fortemente influenzata da età, condizioni preesistenti, sesso e soprattutto dalla risposta del sistema sanitario. Tutte le cifre sulla mortalità riflettono la situazione in Cina fino al 17 febbraio e tutto potrebbe cambiare in futuro in altre località. Il 20% delle persone contagiate in Cina ha avuto bisogno di cure ospedaliere per settimane. La Cina ha letti d’ospedale per curare lo 0,4% della popolazione nello stesso momento (altri Paesi sviluppati hanno tra lo 0,1% e l’1,3% e la maggior parte di questi letti è già occupata da persone affette da altre malattie). Il tasso di mortalità a Wuhan è del 5,8% ma dello 0,7% in altre aree della Cina, il che è stato spiegato dal Paese con la mancanza di letti in terapia intensiva a Wuhan. Il tasso di mortalità per le persone contagiate e affette da malattie cardiovascolari preesistenti in Cina è stato del 13,2%; per coloro che avevano alti livelli di glicemia era del 9,2%, 8,4% in presenza di ipertensione, 8% per malattie respiratorie croniche e 7,6% per cancro. Persone contagiate senza una malattia preesistente rilevante sono morte nell’1,4% dei casi.

Per tenere il tasso di mortalità basso, gli altri Paesi devono contenere in modo aggressivo la diffusione del virus per mantenere i numeri dei malati gravi basso e, in secondo luogo, aumentare il numero di letti di terapia intensiva per i malati gravi. La Cina ha anche testato vari metodi di trattamento e i più efficaci sono stati impiegati in tutta la nazione. Grazie a questa reazione, il tasso di mortalità in Cina ora è più basso rispetto ad un mese fa. Per quanto riguarda il genere, le donne contraggono l’infezione quanto gli uomini, ma solo il 2,8% delle donne cinesi contagiate è morto per la malattia, mentre è deceduto il 4,7% degli uomini contagiati. Sembra che la malattia non sia più grave nelle donne in gravidanza rispetto alle altre donne. Nelle 9 nascite da donne contagiate che sono state esaminate, i bambini sono nati tramite parto cesareo e sani senza essere infetti. Le donne sono state contagiate nell’ultimo trimestre di gravidanza. Quali effetti possa avere sugli embrioni un’infezione nel primo o secondo trimestre della gravidanza non è ancora chiaro. Per quanto riguarda l’età, in generale più si è giovani, meno probabilità ci sono di essere contagiati e di ammalarsi gravemente in caso di infezione.

Risposta della Cina per contenere l’epidemia

Per contenere l’epidemia, la Cina ha interrogato tutte le persone infette sul suo territorio nazionale sui propri contatti personali e poi li ha testati. Ci sono 1.800 team a Wuhan dedicati a questa attività, ognuno composto da almeno 5 persone. A Shenzhen, i contagiati hanno fatto i nomi di 2.842 contatti, tutti rintracciati, i test sono stati completati per 2.240 persone e il 2,8% di queste persone aveva contratto l’infezione. Nella provincia di Sichuan, sono stati fatti i nomi di 25.493 contatti (rintracciato il 99% di essi), 23.178 sono stati esaminati e lo 0,9% di loro è risultato positivo. Nella provincia di Guangdong, i contatti sono stati 9.939 (tutti rintracciati), 7.765 esaminati e il 4,8% infetto.

La Cina ora è in grado di produrre 1,6 milioni di kit per i test alla settimana, con risultato nello stesso giorno. Nel Paese, chiunque si rechi dal dottore con una febbre viene testato per il coronavirus. Nella provincia di Guangdong, lontana da Wuhan, sono state testate 320.000 persone: solo lo 0,14% è risultato positivo. Dalla fine di gennaio, il numero di nuove diagnosi di coronavirus sta costantemente diminuendo: ieri, 8 marzo, il Paese ha registrato solo 40 contagi aggiuntivi (un mese fa erano circa 3.000 al giorno),  tutti nell’Hubei e nessun nuovo caso nel resto del Paese per il secondo giorno di fila. “Questo declino dei casi di COVID-19 in Cina è reale”, hanno concluso gli esperti nel loro rapporto.

Origine del virus

Il nuovo virus è geneticamente identico al 96% ad un coronavirus noto nei pipistrelli e all’82-96% ad un coronavirus nel pangolino. Di conseguenza, la trasmissione di un virus mutato dagli animali all’uomo è la causa più probabile della comparsa di questo nuovo virus.

La risposta della Cina e le raccomandazioni per gli altri Paesi

Foto Stringer/Getty

L’approccio coraggioso della Cina per contenere la rapida diffusione di questo nuovo patogeno respiratorio ha cambiato il corso di una veloce escalation e di una epidemia mortale”, scrivono gli esperti nel loro rapporto. “Davanti ad un virus precedentemente sconosciuto, la Cina ha implementato forse il tentativo di contenimento più ambizioso, agile e aggressivo della storia. L’uso intransigente e rigoroso della Cina di misure non farmaceutiche per contenere la trasmissione del virus CVOVID-19 in molteplici contesti fornisce una lezione fondamentale per la reazione globale. Questa risposta della sanità pubblica unica e senza precedenti in Cina ha invertito l’escalation dei casi sia nell’Hubei, dove c’è stata una diffusa trasmissione nella comunità, che nelle province di importazione, dove sembra che i cluster familiari abbiano guidato l’epidemia”.

CoronavirusGran parte della comunità globale non è ancora pronta, come mentalità e materialmente, a implementare le misure impiegate per contenere COVID-19 in Cina”, avvisano gli esperti. “Queste sono le uniche misure che attualmente hanno dimostrato di interrompere o ridurre al minimo le catene di trasmissione nell’uomo. Fondamentale per queste misure è una sorveglianza estremamente proattiva per rilevare immediatamente i casi, una diagnosi molto rapida e l’immediato isolamento dei casi, un rigoroso tracciamento e la quarantena dei contatti stretti, e un livello eccezionalmente alto di comprensione e accettazione di queste misure da parte della popolazione”. E su questo ultimo punto, in Italia dovremmo stendere un enorme velo pietoso per tutte quelle persone che continuano a mettere in pratica comportamenti irresponsabili, privi di qualsiasi senso civico, come prendere d’assalto i treni per sfuggire alla zona rossa o continuare con le solite abitudini, creando assembramenti di persone che sono assolutamente da evitare.

CoronavirusCOVID-19 si sta diffondendo ad una velocità incredibile; le epidemie di COVID-19 in qualsiasi contesto hanno conseguenze molto serie; e ora ci sono forti prove che gli interventi non farmaceutici possono ridurre e persino interrompere la trasmissione. Riguardo simili interventi, la pianificazione della preparazione globale e nazionale è spesso ambivalente. Tuttavia, per ridurre la malattia e la morte da COVID-19, la pianificazione della preparazione a breve termine deve includere l’implementazione a larga scala di misure per la salute pubblica non farmaceutiche di alta qualità. Queste misure devono incorporare pienamente l’immediato rilevamento e isolamento dei casi, un rigoroso tracciamento e monitoraggio/quarantena dei contatti stretti e l’impegno diretto della popolazione/comunità”, si legge nel rapporto.

Quando si dice che l’emergenza coronavirus in Italia è un’emergenza nazionale si intende proprio questo. Ognuno deve fare la propria parte se vogliamo tornare alle nostre abitudini di prima, se vogliamo che gli ospedali tornino alle loro normali attività, senza essere costretti a scegliere chi curare per via dell’enorme quantità di pazienti che richiedono cure ospedaliere, se vogliamo che la situazione in Italia torni come era prima. Se vogliamo che l’Italia torni ad essere uno dei Paesi più apprezzati e conosciuti al mondo per le sue bellezze naturali e per le sue eccellenze culturali e non più come uno dei più grandi focolai di coronavirus al mondo.

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