Previsioni Meteo e Coronavirus – In tutto il trambusto concernente l’emergenza sanitaria che sta riguardando il nostro paese, andrà progressivamente peggiorando anche il tempo e lo farà in maniera pesante, prospettandosi, da domenica sera-notte e poi per la prima parte della prossima settimana, l’irruzione di un consistente nucleo di aria gelida proveniente direttamente dalla Russia. Si tratterà di un evento freddo di importanza considerevole, con un nucleo gelido ben strutturato a tutte le quote e con isoterme fino a -35°C intorno ai 5300 m, fino a -10/-11°C a 1400 m. Nucleo freddo che farà tornare indietro il calendario di almeno due mesi, per di più anche piuttosto insistente, per almeno 4-5 giorni, se non oltre su alcune regioni, quindi non una semplice toccata e fuga, tipica degli episodi invernali marzolini.
Ma, l’episodio freddo potrebbe mostrarsi di importanza considerevole anche per altre ragioni, peculiari della crisi che stiamo vivendo, oltre che per le connotazioni tipicamente invernali. Infatti il freddo, il gelo e anche certamente le nevicate che si assoceranno all’evento, potrebbero incidere sotto molti aspetti, tra cui la viabilità, riferita in questo caso soprattutto ai servizi di soccorso, di forniture di vario genere che, con gelo e anche neve, potrebbe essere compromessa, specie nelle aree interne. Un altro modo con cui l’irruzione fredda potrebbe aggravare la già delicata fase potrebbe essere attraverso l’incremento di infezioni delle vie aeree, naturalmente diverse da quelle prodotte dal virus, parliamo di infezioni tipiche da raffreddamento, ma che potrebbero contribuire ad aggravare le condizioni già al limite dei servizi e delle strutture sanitarie. A ciò si ovvierebbe in gran parte stando in casa secondo le normative, ma chi dovrebbe uscire per lavoro, commissioni e altro, potrebbe incorrere in malattie collaterali da raffreddamento. Insomma, sembra accanirsi il destino, soprattutto considerando che ha fatto tutto l’inverno senza una sola irruzione fredda degna di tale nome e, invece, una importante irrompe a ciel sereno nel pieno di una crisi sanitaria senza precedenti e per giunta in primavera.
Al di là di questi aspetti apparentemente negativi di una fase fredda e che, per molti versi, offuscano anche il piacere di tanti amanti del freddo e della neve, i quali, se fossimo in tempi diversi, magari gioirebbero per l’arrivo di questo colpo di coda invernale, ve ne potrebbe essere uno positivo e forse anche fondamentalmente positivo. Si è tanto parlato in questi giorni, e sono stati diversi i pareri, del possibile comportamento del virus in funzione del quadro termico-ambientale. Il mondo scientifico che ha esaminato la questione è pressoché convenuto sull’idea che il virus possa avere le condizioni termiche ambientali più propizie all’espansione, con temperatura costante tra i 5 e i 15°C e con un tasso di umidità mediamente compreso tra 40/45% e 80/85%. Sembrerebbe avere buona vitalità anche a temperature superiori, come d’altronde sta accadendo in questi giorni sulla Pianura padana con valori fino intorno ai 20°C o oltre. Potrebbe andare più in difficoltà, invece, se a spezzare il trend termico ideale, intercorrano fasi con temperature più fredde, intendendo per fredde intorno allo zero o anche sotto zero. Si ha una vaga idea che il virus possa avere delle difficoltà in termini di propagazione a temperature sotto i 2/3°C, considerando che, ad esempio, sui settori emisferici continentali a più alte latitudini, su aree continentali più fredde, come in Russia, su alcuni paesi nordici, come in Canada, esso stia avendo una espansione decisamente ridotta rispetto alle latitudini più miti. Parliamo naturalmente di vitalità, poiché è noto che i virus, in genere, sono piuttosto resistenti alle temperature fredde, e magari più vulnerabili a quelle calde, verso i 30°C. Ciò perchè essi, quindi anche il coronavirus, hanno una elevata pressione interna, tale da possedere naturalmente, proprio per far fronte alla elevata pressione, pareti cellulari molto robuste che resisterebbero anche all’aumento di volume dovuto al congelamento. A diversi altri microrganismi, il freddo è fatale perché l’acqua delle cellule congelandosi cresce di volume e rompe la delicata membrana cellulare. I virus, invece, resistono anche l’aumento di volume dovuto al congelamento. Quindi, il coronavirus si conserverebbe bene in presenza anche di gelo, qualora esso fosse depositato sulle superfici esterne. Però, il dato scientifico evidenzia che le temperature sullo zero e sotto zero, impedirebbero ai virus e ai batteri di moltiplicarsi bloccando la riproduzione dei microrganismi, concetto che poi starebbe alla base della conservazione degli alimenti in congelatore, poiché si bloccherebbe appunto la riproduzione di microrganismi responsabili di deteriorare i cibi. Quindi, non potendo contare sul fatto che il freddo uccida il virus, certamente si potrebbe sperare che una fase fredda come quella prossima, con momenti, specie fasi notturni e mattutine, in cui la temperatura scenderebbe prossima allo zero o in diversi casi anche sotto, possa perlomeno bloccare l’alto grado di infettività che il virus sta avendo. La speranza di tutti noi è che, con l’avvento della fase fredda nella prossima settimana, possa finalmente iniziare a inclinarsi quella benedetta curva ascendente che sembra non avere più freno.


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