Coronavirus, la fase 1 degli esperti tra chi è stato credibile e chi invece ha perso anche la dignità: ecco quelli di cui ci possiamo fidare

Sul Coronavirus gli scienziati non si mettono d'accordo e cambiano idea da un momento all'altro: a chi dobbiamo credere? Ecco le pagelle di MeteoWeb

Gli italiani sono sempre più confusi: il Coronavirus sparirà con il caldo? Dobbiamo indossare le mascherine? Possiamo davvero iniziare a ripartire? Il punto di riferimento, in questi mesi di ‘passione’ è stata solo la scienza, ma non tutti gli esperti e gli scienziati che si sono espressi in questo periodo hanno dimostrato coerenza e, soprattutto, credibilità. Già, perché non basta avere titoli altisonanti per essere dalla parte della ragione o per conoscere a fondo ciò di cui si sta parlando.

Oggi, 4 maggio 2020, inizia la fase 2 della lotta al Coronavirus e su MeteoWeb abbiamo analizzato il comportamento degli scienziati durante la fase uno per tirare le somme sulla loro credibilità nell’affrontare l’emergenza Coronavirus. Per fare chiarezza e capire chi è stato coerente e chi no è sufficiente leggere cosa dicevano ad inizio epidemia e cosa dicono ora, oppure cosa hanno dimostrato i fatti accaduti fino a questo momento. Abbiamo deciso di capire, fino in fondo, chi è degno di essere considerato un ‘esperto’, chi merita credibilità e chi invece ha perso, nel corso degli ultimi tre mesi, persino la dignità. Attraverso questa analisi sarà persino possibile capirci qualcosa in più, su questa epidemia devastante che ha fermato il mondo per mesi.

Ilaria Capua

Partiamo dall’ormai nota virologa Ilaria Capua, direttrice dell’One Health Center of Excellence dell’Università della Florida, ovvero uno degli esperti più stimati che il 27 febbraio, in collegamento a PiazzaPulita, il programma di Corrado Formigli in onda su La7, diceva: “Quando non si conosce il nemico, bisogna essere cauti. Questo virus è uscito dalla giungla e si è ritrovato di fronte una prateria di semafori verdi. Essendo sconosciuto alla popolazione umana galoppa, ma arriverà l’immunità di gregge e quindi i semafori rossi”. Oggi, sempre sottolineando che il comportamento del virus è imprevedibile, la virologa dice: “Leggo tante parole nei decreti, ma il mio appello agli italiani è votato al buon senso. Possiamo dire che ne siamo fuori tra 15 giorni, dopo questa riapertura. Non cadiamo in trappola: dobbiamo trovare una nuova normalità. Con questo virus si deve fare così. Invito a tenere un comportamento di buon senso. Se una signora di 80 anni ha un fratello di 85 che vive in una casa di riposo, la signora è meglio che non vada a trovarlo“.

Maria Rita Gismondo

Dopo Ilaria Capua, arriva un’altra donna: Maria Rita Gismondo, primario dell’ospedale Sacco di Milano che il 23 febbraio scorso diceva: “Non è pandemia! Durante la scorsa settimana la mortalità per influenza è stata di 217 decessi al giorno! Per coronavirus uno!“. Secondo Gismondo, che invitava tutti ad abbassare i toni, “questa follia farà molto male, soprattutto dal punto di vista economico“. Il 2 marzo, poi, precisa: “Già a fine dicembre noi abbiamo iniziato a lavorare sulla base di strane polmoniti cinesi segnalate dall’Oms. In quel momento avevamo sintomi influenzali simili al Covid, per di più concentrati in un picco stagionale normale“. Da quest’ultima considerazione emerge una palese sottovalutazione, confermata dal fatto che gli esami autoptici effettuati agli ospedali Sacco di Milano e al Papa Giovanni XXIII di Bergamo hanno evidenziato “che la polmonite è solo una conseguenza, forse neanche così grave, se rapportata a ciò che realmente succede nel nostro corpo“.

Roberto Burioni

E parlando di Gismondo non possiamo che arrivare a Roberto Burioni che era partito, il 2 febbraio, dicendo che in Italia il virus non sarebbe arrivato (e invece c’era già), quando da Fazio affermava che “In Italia il rischio è 0. Il virus non circola. Questo non avviene per caso: avviene perché si stanno prendendo delle precauzioni“. Poi ha proseguito  dicendo che “‘è solo un modo per bloccare il virus: la quarantena per chi arriva dalla Cina”, per arrivare al 3 maggio a chiedersi: “Siamo pronti? Se domani alle 15 un dipendente di un’azienda ha 38 di febbre, siamo pronti a fargli un tampone? A tracciare tutti i suoi contatti? A isolarli per davvero, non in casa? Siamo pronti a dotare di protezioni tutti i sanitari che lo vedranno? Io non sono certo”. Burioni è sicuramente tra quelli che maggiormente si sono contraddetti nel giro di pochi mesi.

Giulio Tarro

Da Burioni non si può che passare ad un altro virologo, Giulio Tarro, che si è mantenuto coerente guadagnandosi la fiducia di una buona fetta di italiani. Il 24 febbraio Tarro invitava ad evitare il panico e a prendere semplici precauzioni, perché “Il virus potrebbe sparire in primavera”. E’ sufficiente, diceva in tempi non sospetti, “Lavarsi le mani, il viso, stare attenti agli starnuti, alla tosse. La mascherina la deve usare più chi già è infetto o ha anche a che fare con pazienti invece di coloro che normalmente non hanno contatti”. Tarro ha sempre combattuto gli allarmismi e ha evidenziato il ruolo dei fattori meteorologici e climatici nella diffusione del virus:

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Giuseppe Ippolito

Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell’ospedale Spallanzani di Roma, è tra gli esperti più credibili. Ha lavorato molto bene a Roma ed evidenziato tutti gli errori della Lombardia. Ecco cosa diceva pochi giorni fa: “La seconda ondata di casi potrebbe essere peggiore della prima. Non siamo usciti dalla fase acuta”, ma riconosce anche che “Serve modello centralistico per gestire malattie. Non ha funzionato forse la comunità scientifica perché ha avuto troppo protagonismo mediatico”.

Walter Ricciardi

Tra chi si è guadagnato la maglia nera della credibilità c’è Walter Ricciardi, rappresentante italiano del Consiglio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. “I casi verificati sono 190, sovrastimati i numeri” diceva il 27 febbraio 2020 in merito ai casi di Coronavirus già accertati. “Chi ha dato l’indicazione di fare tamponi anche alle persone senza sintomi, ha sbagliato – precisava Ricciardi -. Il risultato è stato generare confusione e allarme sociale. Oggi in tutto il mondo abbiamo test non perfetti, c’è un’ampia possibilità di sovrastimare i casi. Bisogna utilizzarli in modo appropriato. I casi verificati sono circa 190, confermati dall’Istituto superiore della Sanità, quindi meno dei 424 dichiarati”.  A smentirlo in questa suo eccesso di positività e sottovalutazione sono stati poi i fatti. E come dimenticare lo scivolone di Ricciardi, quando ha twittato un video incitando a gesti di violenza su Trump (Walter Ricciardi, l’esperto del Governo e dell’OMS che in piena pandemia twitta un video con violenze su Trump), che gli ho costato una dura presa di posizione dell’Organizzazione mondiale della sanità: Coronavirus, l’OMS scarica Ricciardi: “non ci rappresenta, le sue opinioni non sono nostre”.

Giovanni Rezza

Giovanni Rezza, epidemiologo dell’Istituto Superiore di Sanità, si colloca tra gli esperti maggiormente coerenti e soprattutto realisti in merito al virus. A febbraio Rezza spiegava come la malattia “nella maggior parte dei casi è banale e lieve, ma se aumentano i casi, aumentano anche quelli gravi. E il sistema sanitario nazionale a quel punto deve avere la forza di reagire. Allora è meglio che questa ondata, se proprio ci deve essere, e noi speriamo di contenerla, sia più lenta possibile per dare la miglior assistenza possibile anche alle persone che si ammalano più gravemente”. E a conferma del suo buon senso ad aprile ha detto: “Due mesi dopo il Paese sta meglio, ma serve identificare subito i nuovi focolai”. Niente di più vero, considerando che l’epidemia, proprio come Rezza aveva sperato, sta proseguendo ma ‘spalmandosi nel tempo’ e senza pericolose concentrazioni in un solo periodo dell’anno.

Silvio Brusaferro

Silvio BrusaferroNon poteva mancare in questa lista il presidente dell’ISS Silvio Brusaferro, che oggi si dice assolutamente contrario alle riaperture suddivise per zone, e secondo il quale dunque anche le regioni che oggi contano zero contagi devono comportarsi come quelle in cui i contagi giornalieri sono ancora centinaia. “I buoni risultati raggiunti fino ad oggi li abbiamo ottenuti con misure uguali per tutti”, sostiene sottolineando l’importanza della “mobilità tra le regioni molto limitata”. Dunque Brusaferro, da accademico, fonda il suo parere sull’immutabilità del metodo-modello scientifico, perché la scienza è per definizione esatta e non contestabile, ma ciò che lo scienziato non tiene in considerazione sono tutti quei fattori che invece, per contro, una decisione politica deve considerare, quello economico in primis.

Fabrizio Pregliasco

A finire nella parte peggiore della lista di esperti è anche il virologo Fabrizio Pregliasco, Direttore Sanitario dell’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano, non tanto perché si sia contraddetto nel corso del tempo, ma perché a quanto pare poco realista e molto catastrofista, se non generalista in un momento in cui l’Italia è letteralmente spaccato in due dal virus: “Azzardata la scelta di riaprire bar e ristoranti in Calabria, che crea confusione. Non si capisce perché lì sì e in altri posti no. La fase 2 dovrebbe essere uguale per tutti, almeno ai nastri di partenza”. Posizione incomprensibile dal punto di vista scientifico, considerando che la Calabria ha quasi azzerato i contagi a fronte di regioni come Lombardia e Piemonte che contano centinaia di nuovi casi ogni giorno.

Andrea Crisanti

Il virologo dell’Università di Padova Andrea Crisanti in questi giorni sta mettendo in guardia dal pericolo di un’apertura “a tentoni senza calcolare il rischio. Il Piemonte e la Lombardia sono diverse dalla Calabria e dalla Sardegna. Mi preoccupa che il Governo non ha nessun elemento a priori per calcolare il rischio e se il motto è ‘vediamo che succede’, sono preoccupato che non ci siano strumenti per analizzare e abbassare questo rischio. Io avrei cercato di capire quanti sono i casi Regione per Regione, facendo emergere l’iceberg dei casi sommersi”. Coerente, dunque la posizione di Crisanti che già a fine marzo diceva: “Riaperture banco di prova: se salgono i contagi si richiuda tutto”.

Luigi Lopalco

Resta coerente nel tempo anche l’opinione di Luigi Lopalco, epidemiologo dell’Università di Pisa, secondo il quale «Convivere con l’epidemia significa accettare nuovi casi», come diceva un mese fa e come conferma oggi, sostenendo che con le riaperture il virus riprenderà a circolare. “Fino ad oggi il lockdown ha rallentato la corsa del virus, ma ora che le attività riprenderanno il virus riprenderà a circolare”, ha scritto sulla propria pagina Facebook. “Il virus – scrive – si muove con le nostre gambe. Più gambe ha, più velocemente si muove. Mi raccomando prudenza“.

Paolo Antonio Ascierto

Paolo Antonio Ascierto, oncologo, è sicuramente tra gli esperti più credibili e impegnati nella lotta al Covid-19. E’ stato tra i promotori dell’utilizzo del farmaco per artrite reumatoide, il tocilizimab, come possibile cura al coronavirus. Cura utilizzata ad oggi in numerosi nosocomi di tutto il mondo. Nonostante questo (o forse a causa di questo), il prof Ascierto è finito al centro di un polverone mediatico: Il farmaco che può tenere a bada il Coronavirus e il ‘bavaglio’ al prof. Ascierto di Napoli: attenzione ai messaggi sbagliati dei media.

Massimo Galli

Contro Ascierto, durante la trasmissione “Carta Bianca” di Bianca Berlinguer lo scorso marzo, si era scagliato il prof. Massimo Galloi, dell’ospedale Sacco di Milano, che inspiegabilmente ha attaccato il collega Ascierto accusandolo di ‘provincialismo’, dato che il farmaco era già stato sperimentato in Cina. La faccenda era finita su Striscia la Notizia, portando scompiglio nel mondo scientifico e soprattutto facendo finire i due protagonisti tra gli esperti meno degni di credibilità. ‘Bocciato’ dunque Massimo Galli, che si va a collocare tra i peggiori della lista di esperti. Galli, tra l’altro, è lo stesso che a marzo ha ammesso: “Ho sbagliato, il virus circola da gennaio in Lombardia”. Ha fatto dunque un dietrofront ammettendo di aver in parte sottovalutato l’emergenza Coronavirus: “Anche io il 20 febbraio pensavo di averla scampata. Siamo stati presi alle spalle. Il virus è arrivato dalla Germania intorno al 25 gennaio e ha circolato indisturbato per circa un mese”.

La scienza è una disciplina perfetta, dunque, o quasi. E a chi se ne occupa spetta un doppio compito: analizzare i fatti, i dati e gli eventi, ma anche saperli contestualizzare per poter avere una visione quanto più lucida delle dinamiche. Ed è proprio su quest’ultimo punto che spesso l’essere troppo accademici va a scontrarsi con la realtà dei fatti: i fattori da tenere in considerazione sono numerosi, tanto da cambiare spesso regole che sembravano incontrovertibili. La lotta al Coronavirus non può non tenere conto di numerosi fattori, come quelli climatici e territoriali e in questo, forse, tra tutti gli esperto il primo della classe è sicuramente il tanto discusso prof. Tarro.

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