Clima: l’IPCC è il Vangelo dei catastrofisti, sostiene molte falsità

L’IPCC dai mass media viene considerato il vangelo del clima e punto di riferimento di assoluta credibilità da parte dei catastrofisti ma sostiene molte fake news

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Leggendo domenica 11 settembre su questa rivista l’articolo di Patrick Moore, uno dei fondatori di Green Peace, contenenti le sue opinioni sull’IPCC, nota associazione fondata dall’ONU per studiare il clima, mi sono venute in mente alcune perplessità che da sempre ho maturato su questo organismo. Come noto l’IPCC (Intergovernmental Panel Climate Change) è l’organismo cui tutti i sostenitori del catastrofismo fanno riferimento, il loro Vangelo. Eppure, numerose sono le falsità (o se volete le fake news) sostenute da questo organismo. In particolare, secondo l’IPCC: 

  • Il 1900 è stato il secolo più caldo del Millennio, si cancella così l’esistenza del Periodo Caldo Medioevale (PCM) ritenuto solo un fatto locale, che invece è stato riconosciuto in tutto il mondo. Questo perché nel PCM le temperature globali sono state superiori di almeno 1-2 gradi C° rispetto ad oggi. Se così fosse (ed è così) come si può sostenere che attualmente se la temperatura globale del nostro Pianeta dovesse aumentare di 1,5-2 gradi C° si rischia la fine del mondo?  
  • Il 97% degli scienziati sono d’accordo nell’origine antropica del riscaldamento globale. Ci sono numerose pubblicazioni che contestano questo dato (si veda Battaglia-Crescenti sulla rivista 21mo secolo, n.2, 2019). Una ulteriore conferma di questa affermazione è data dal numero di scienziati che hanno condiviso il libro curato da Fred Singer dal titolo “La Natura non l’Uomo governa il clima” (ed. 21mo Secolo) che è stato pari ad oltre 30 mila. Se questo numero è pari al 3% degli scettici, coloro che invece sostengono l’origine antropica del riscaldamento globale sarebbero 970.000! 
  • Gli eventi estremi sono aumentati a seguito del riscaldamento globale. E’ una affermazione che non trova riscontro dai dati statistici degli eventi estremi accaduti in passato. Oltre a numerose pubblicazioni su questo argomento che negano tale affermazione, desidero ricordare il libro di Sergio Pinna, professore all’Università di Pisa, dal titolo “La falsa teoria del clima impazzito”, in cui si dimostra statisticamente non veritiera l’affermazione dell’IPCC. Ricordo inoltre che Christofer Landsea, studioso di Uragani, si dimise dall’IPCC proprio perché non condivideva l’affermazione di questo organismo in tema di uragani. 
  • Dal 1860 ad oggi c’è stata una accelerazione del Riscaldamento Globale mai riscontrata in precedenza. Sempre dal libro di Sergio Pinna, a pag.53, fig. 3.3, è evidenziato che tra il 1695 e il 1737 ci fu una rapida risalita dei valori termici prima quindi dell’intervento antropico. 

Sempre sulla poca attendibilità dell’IPCC, desidero ricordare che numerosi scienziati si sono dimessi quando hanno capito che questo Organismo rispondeva più a suggerimenti politici che scientifici. Tra questi l’italiano Guido Visconti, professore ordinario di Fisica dell’Atmosfera presso la Università dell’Aquila, che in un articolo del dicembre 2007 pubblicato su Le Scienze, così riferisce in merito ai risultati dell’IPCC: “Sui grandi mezzi di informazione domina un atteggiamento catastrofista che si riassume in espressioni del tipo cambiamento repentino del clima. E il cambiamento repentino sarebbe, come spesso si legge, scientificamente previsto da potenti e rigorosi modelli matematici. Nel 1997 è iniziato negli Stati Uniti il lavoro del National Climate Extremes Committee (NCEC), che ha già sfatato molte false credenze che impressionano il pubblico ma non hanno fondamenti scientifici concreti. Si sta imboccando la via giusta per indurre politiche sensate. Queste poche righe di premessa sono essenziali per cogliere il senso delle mie osservazioni critiche sulle posizioni assunte dall’IPCC, illustrate nell’articolo “La Fisica del cambiamento climatico”, a pag. 74. Nei documenti dell’IPCC, infatti, di Fisica ce n’è ben poca. In secondo luogo, è da precisare che l’IPCC non svolge ricerca scientifica vera e propria, ma svolge invece una attività di rassegna di quella porzione della letteratura scientifica sul clima che è già allineata su tesi precedentemente enunciate proprio dall’IPCC. Un caso classico di autoreferenzialità e di fabbrica del consenso: come ha infatti dimostrato un’analisi apparsa su Science nel 2004, nel periodo compreso fra il 1993 e il 2003 è stato molto difficile pubblicare articoli che sollevassero dubbi sulle tesi dell’IPCC. Il punto centrale è costituito dai modelli usati dall’IPCC, che non sono in grado di rappresentare bene il clima odierno, né tanto meno quello del futuro. La questione è sta sottolineata di recente da Kevin Trenberth (autore tra l’altro dell’articolo “Oceani più caldi, uragani più intensi”, in Le Science n. 469, settembre 2007), del National Center for Atmospheric Research , che mostra come l’ultimo rapporto dell’IPCC non contenga “previsioni”. Esso contiene invece “proiezioni” di che cosa accadrebbe se accettassimo come veri certi scenari”. 

Credo che queste poche righe siano sufficienti a metter in dubbio la credibilità dell’IPCC, che invece tuttora dai mass media viene considerato il vangelo del clima e punto di riferimento di assoluta credibilità da parte dei catastrofisti. 

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