E se il clima guarisse da solo? È la domanda che si è posto il giornalista Andy Kessler in un articolo pubblicato di recente sul Washington Post. Nel suo articolo, Kessler ricorda come le emissioni di gas serra umane, in particolare della CO2, vengano considerate dai sostenitori della teoria del riscaldamento globale di origine antropica come le cause dell’aumento di temperatura del pianeta. “La teoria del cambiamento climatico – scrive Kessler – è che l’anidride carbonica e il metano in eccesso intrappolano la radiazione del sole nell’atmosfera e che questi gas serra di origine umana riflettono più calore verso la Terra, riscaldando il pianeta. Alla fine, raggiungiamo un punto critico in cui si formano cicli di feedback positivi – meno ghiaccio per riflettere la luce solare, oceani caldi che non riescono più ad assorbire anidride carbonica – e poi essenzialmente friggiamo”.
“Ma niente è semplice”, continua Kessler, citando i cicli di feedback negativi: “le nuvole, che possono bloccare il sole o intrappolare la sua radiazione, raramente vengono menzionate nel dibattito sul clima. Perché? Perché le nuvole sono notoriamente difficili da modellare nelle simulazioni climatiche”. Kessler spiega, tramite le parole di Steven Koonin, Professore dell’Università di New York, che “la potenza di calcolo odierna tipicamente riesce a modellare l’atmosfera terrestre su griglie di 60 miglia di lato. Abbastanza grossolano”. Quindi, dice Koonin, “le proprietà delle nuvole nei modelli climatici sono spesso adattate per corrispondere alle osservazioni”.
Kessler prosegue riportando le dichiarazioni di Richard Lindzen, Professore al Massachusetts Institute of Technology e autore principale di un precedente rapporto dell’IPCC: “le temperature ai tropici restano relativamente costanti rispetto ai cambiamenti nelle temperature dai tropici ai poli. La differenza tropici-poli è di circa 40°C oggi ma era di 20°C durante il caldo Eocene e di 60°C durante le Ere Glaciali”, ha spiegato Lindzen. “Questa differenza – continua Kessler – ha più a che fare con i cambiamenti nella rotazione terrestre che altro. Secondo Lindzen, questo effetto è circa 70 volte più grande dei gas serra di origine umana”.
Tornado alle nuvole, i cumuli, ossia le nubi temporalesche, sono “un importante elemento di convezione, che trasporta il caldo dalla superficie terrestre all’atmosfera superiore. Sopra di loro, ci sono i cirri ad altitudine elevata, che possono riflettere il calore verso la superficie. Uno studio di Lindzen del 2001, tuttavia, suggerisce che i cirri ad altitudine elevata nei tropici si dissipano mentre la temperatura aumenta. Questi cirri in diradamento permettono che quantità maggiori di calore possano sfuggire. È chiamato Effetto Iris”, spiega Kessler, paragonando il meccanismo ad una “valvola di sicurezza” del pianeta. Lindzen sostiene che questo “più che compensa l’effetto dei gas serra”.
Uno studio del 2021, di cui Lindzen è co-autore, “mostra forte supporto per l’Effetto Iris” e una prova, secondo Kessler, arriva dal paradosso del sole giovane debole descritto dall’astronomo Carl Sagan, secondo cui 2,5 miliardi di anni fa, l’energia del sole era il 30% meno, ma il clima della Terra era fondamentalmente lo stesso di oggi. “Probabilmente si formarono cirri per intrappolare il calore: un Effetto Iris chiuso e un ciclo di feedback negativo al lavoro”, scrive Kessler.
“In uno studio del 2015 su Nature Geoscience, Thorsten Mauritsen e Bjorn Stephen del Max Planck Institute for Meteorology, hanno eseguito nuovamente i modelli climatici utilizzando l’Effetto Iris e hanno scoperto che funzionavano meglio nel modellare le osservazioni storiche, senza bisogno di adattamenti. Non sarebbe bello se l’ONU utilizzasse modelli climatici e delle nuvole realistici?”, si chiede il giornalista. “La Terra si è riscaldata, ma sono convinto che i cicli di feedback negativi ci salveranno. Scartare l’Effetto Iris non è scienza. Purtroppo, la scienza del clima si è trasformata in una retorica climatica”, conclude Kessler.








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