Adesso tutti bravi a “distinguere il meteo dal clima”, ma ogni volta che fa caldo… I “due pesi e due misure” dei catastrofisti climatici

I catastrofisti del cambiamento climatico non sono soltanto ignoranti sotto l'aspetto scientifico, ma anche dal punto di vista letterario: non sanno leggere eppure parlano come dei super-esperti. In realtà sono analfabeti funzionali

Il Centro/Sud Italia è stato interessato nei giorni di Natale da una delle più grandi nevicate degli ultimi decenni. Ha fatto freddo, seppur senza eccessi particolari (non è stato battuto alcun record), ma soprattutto è caduta moltissima neve sui rilievi dell’Appennino, fino a bassa quota. Le Regioni più colpite sono state l’Abruzzo e la Sicilia, dove da molto tempo dilaga la narrazione del catastrofismo climatico su una siccità in realtà già finita da tempo grazie alle grandi piogge autunnali.

Proprio di questo abbiamo parlato ieri in un nostro articolo che, raccontando con dati meteorologici l’entità della grande nevicata in Sicilia, faceva notare come ‘i catastrofisti del cambiamento climatico sono spariti. Apriti cielo. Sui social si è scatenata la bufera alimentata dal popolino ignorante, composto in gran parte da analfabeti funzionali, che commentano senza leggere. Hanno interpretato (in modo assolutamente fantasioso) che l’articolo volesse in qualche modo smentire il cambiamento climatico, e hanno iniziato a vomitare fango etichettando MeteoWeb come una testata “negazionista” e “fabbrica di bufale”. Una caccia all’eretico che ricorda quella della pandemia di Covid-19 nei confronti di tutti coloro che esprimevano riflessioni differenti rispetto al catastrofismo (anche in quel caso) dilagante, volto a giustificare scelte politiche devastanti per l’economia e per la società.

Il cambiamento climatico è reale e nessuno lo nega. Sulle cause è aperto il dibattito scientifico

Nel caso del cambiamento climatico, argomento di cui su MeteoWeb ci occupiamo quotidianamente da oltre 20 anni con la pubblicazione di tutti i dati e le riflessioni di tutti gli esperti, mai e poi mai ci sogneremmo di smentirlo o di negarlo. Anzi. Che il clima stia cambiando è un dato di fatto (per fortuna, in quanto è sempre cambiato nella storia della Terra e se non cambiasse sarebbe sì un disastro). Così com’è un dato di fatto che la temperatura del pianeta stia aumentando da circa due secoli. Nel dettaglio, dal 1850 al 2023 (quindi nell’arco di oltre 170 anni) è aumentata di +1,1°C (dato ufficiale ultimo rapporto IPCC del 2023). E questo è inequivocabile.

Tutto il resto, è teoria. Non è dimostrato da cosa dipenda questo trend di riscaldamento climatico, lo stesso rapporto dell’IPCC attribuisce questo riscaldamento in parte a “forzanti naturali, come attività vulcanica e solare, e la variabilità climatica interna (ad es. correnti oceaniche, fasi ENSO, fasi NAO)”, e in parte alle “attività umane”. Sul peso delle attività umane rispetto al naturale trend climatico, che nell’800 già prima dell’industrializzazione massiccia vedeva il pianeta uscire dalla Piccola Era Glaciale e quindi andare incontro ad un naturalissimo riscaldamento, c’è un dibattito scientifico in corso. Nessuno è così pazzo da credere che le attività umane non incidano affatto sul clima, ma molti scienziati considerano l’incidenza minima o marginale rispetto alle grandi forzanti naturali. Tra questi, gli italiani più famosi sono il Premio Nobel per la Fisica Carlo Rubbia, il climatologo Franco Prodi, il prof. Antonino Zichichi, e molti altri, che hanno firmato insieme a tanti studiosi e ricercatori internazionali (circa duemila scienziati) composti da altri premi Nobel come John Francis Clauser, la dichiarazione ‘Non c’è alcuna emergenza climatica. Che non significa che non c’è un cambiamento climatico. Ma significa che non c’è alcuna emergenza. Il clima cambia, ma non è una catastrofe. Etichettarli come “negazionisti” è utile soltanto a chi vuole sminuirli, alimentando la narrazione catastrofista e anti scientifica.

L’ossessione del “negazionismo”

Senza voler entrare nel merito – almeno in questa sede – del dibattito sulle cause del cambiamento climatico, è comunque acclarato che il clima stia cambiando e che un riscaldamento globale di tale proporzione (ripetiamo, +1,1°C negli ultimi 170 anni), sia in atto. E questo nessuno lo ha mai messo in discussione. Cosa ci sarebbe, quindi, di “negazionista” negli scienziati scettici rispetto alle responsabilità umane del cambiamento climatico, o in testate libere come MeteoWeb che gli danno voce? Ormai il termine “negazionista”, originariamente utilizzato esclusivamente nei confronti dei razzisti, terroristi e criminali che negavano l’orrore dell’Olocausto, viene attribuito dai radical chic a chicchessia: da chi diceva che con il Covid non saremmo morti tutti, “negazionisti della pandemia”, a chi dice che la Sicilia non diventerà un deserto, in Abruzzo nevicherà ancora e Venezia non verrà sommersa dal mare, “negazionista del cambiamento climatico”.

Ce li immaginiamo nel loro quotidiano, etichettare come “negazionisti” tutti coloro che gli dicono qualcosa di sgradito rispetto al loro pensiero unico. E’ “negazionista” il poliziotto che gli dice che non può guidare senza patente, è “negazionista” il Sindaco che vieta i botti a Capodanno, è “negazionista” la mamma che non vuole comprargli lo scooter a 17 anni, è “negazionista” il parente che salta il cenone di Natale perchè preferisce andare in vacanza, è “negazionista” persino la donna che non gliela dà. Poveretti, ossessionati dal “negazionismo”.

I due pesi e due misure sulla “distinzione tra meteo e clima”

Il punto vero è che questa pletora di analfabeti funzionali dilaga con commenti violenti e offensivi sui social network senza avere un briciolo di conoscenza di meteorologia e climatologia. Adesso sono tutti pronti a commentare, rispetto alle grandi nevicate dei giorni scorsi al Sud, che “bisogna distinguere il meteo dal clima”, eppure sono gli stessi che ogni volta che fa caldo urlano al dramma del cambiamento climatico. L’anno scorso d’inverno non ha nevicato “per colpa del cambiamento climatico”, la scorsa estate ha fatto caldo “per colpa del cambiamento climatico”, al Sud c’è stata la siccità “per colpa del cambiamento climatico”. Insomma, sono proprio loro – i catastrofisti del clima – che non sanno distinguere il meteo dal clima, o lo fanno soltanto a convenienza: quando è utile alla loro narrazione deviata, allora confondono il meteo con il clima. Quando invece fa freddo e nevica smontando anni di teorie catastrofiste, si affrettano a dire che “bisogna distinguere il meteo dal clima”. Con quale coraggio…

Gli orrori dei catastrofisti climatici: decenni di bufale e fake news a livello dei terrapiattisti

In realtà ciò che contrastiamo è proprio la deriva catastrofista. Quel racconto, cioè, che esagera a dismisura gli effetti del cambiamento climatico, in modo totalmente anti scientifico. Quel racconto secondo cui, appunto, in Sicilia non avrebbe nevicato mai più, non avrebbe neanche piovuto mai più, in quanto l’isola sarebbe diventata un deserto. E’ da 40 anni che parlano di “desertificazione” in Sicilia e invece l’isola è sempre più verde e lussureggiante, con i normali episodi ciclici di siccità (gli ultimi due nel 2002 e lo scorso inverno) che ci sono sempre stati nel corso dei millenni della storia. Così com’è da 50 anni che parlano di “città costiere sommerse dall’innalzamento dei mari” e di “ghiacciai scomparsi dalle Alpi” o anche “dal Polo”, e invece – seppur in lento e graduale declino, i ghiacciai ci sono ancora sia sulle Alpi che nel Polo. E ci sono ancora le città costiere, che i mari non hanno inghiottito.

Sempre sui social, la community del Giornale di Udine ha pubblicato un post brillante con una foto di Campo di Giove sommerso dalla neve in questi giorni, ridicolizzando una “citazione gretina” molto diffusa tra i catastrofisti negli ultimi anni. “I nostri figli non vedranno la neve”, dicevano. E invece a fine 2024 siamo sommersi dalla neve al Sud.

neve natale 2024

Per qualcuno, questo può significare “negare il cambiamento climatico”? Se è ignorante e non conosce la lingua italiana base, sì. Altrimenti, no. Significa negare, con dati di fatto, il catastrofismo sul cambiamento climatico. Che è assolutamente anti scientifico e infondato.

Ecco perchè distinguere il cambiamento climatico (reale) dal catastrofismo con cui viene raccontato, è quanto di più scientifico ci possa essere. In scienza parlano i dati, non gli slogan tipici del catastrofismo indirizzato esclusivamente a far sentire le persone colpevoli e responsabili dei disastri naturali in giro per il pianeta se lasciano la luce accesa in cameretta, si lavano i denti con l’acqua che scorre dal rubinetto, gettano una bottiglia dell’acqua minerale nell’indifferenziato o guidano una macchina con il motore termico. Un racconto esclusivamente politico, che non ha alcuna base scientifica e a cui possono credere soltanto i grulli. Ignoranti e analfabeti funzionali, appunto.