Spettacolo cosmico a Capodanno, ma alcuni fenomeni non erano aurore boreali

Magia nel cielo di Capodanno: alcuni bagliori, però, non erano aurore boreali, ecco di cosa si è trattato

Mentre il mondo salutava l’arrivo del 2025 con fuochi d’artificio e celebrazioni, la Terra ha offerto un proprio spettacolo naturale: un’esplosione di luci nel cielo che ha incantato milioni di persone. Due potenti espulsioni di massa coronale (CME) provenienti dal Sole hanno colpito il campo magnetico terrestre, scatenando tempeste geomagnetiche che hanno dipinto il cielo notturno con vivide aurore boreali, visibili fino a latitudini insolitamente basse, come la California, Austria, la Germania e persino il Sud Italia.

La scienza dietro le aurore

Le aurore boreali si formano quando particelle cariche provenienti dal Sole interagiscono con il campo magnetico terrestre. Nel caso del Capodanno appena trascorso, 2 CME hanno colpito la magnetosfera terrestre: la prima il 31 dicembre e la 2ª a Capodanno. Questi eventi hanno innescato tempeste geomagnetiche di intensità crescente, raggiungendo livelli G3 (forti) e persino G4 (severi) secondo la scala dello Space Weather Prediction Center della NOAA.

Durante una tempesta geomagnetica, gli ioni solari si scontrano con i gas dell’atmosfera terrestre, rilasciando energia sotto forma di luce. Questo fenomeno ha illuminato i cieli di regioni normalmente troppo meridionali per osservare aurore, come il Messico, il Colorado e l’Arizona, regalando spettacoli mozzafiato anche in luoghi come Alaska, Scandinavia, Nuova Zelanda e Italia.

L’aurora che non è un’aurora

Tuttavia, non tutte le luci osservate nel cielo di Capodanno erano autentiche aurore boreali. Tra le immagini catturate da fotografi in Europa e Nord America, molte mostravano archi rosso puro noti come archi SAR (Stable Auroral Red). Questi archi, scoperti nel 1956, non sono causati dalla pioggia di particelle solari sull’atmosfera, ma rappresentano invece calore che si disperde nell’atmosfera superiore dalla “corrente ad anello” terrestre, un circuito a forma di ciambella che trasporta milioni di ampere intorno al pianeta.

Durante le ore di intensa attività geomagnetica del 1° gennaio, la corrente ad anello è stata fortemente caricata, con energia che si è dissipata sotto forma di SAR arcs. Questi archi, con il loro caratteristico bagliore rosso, sono stati immortalati da numerosi osservatori, aggiungendo una dimensione scientifica inaspettata allo spettacolo cosmico.

Uno sguardo al futuro

La tempesta geomagnetica di Capodanno segna un inizio esplosivo per il 2025. Gli esperti prevedono che altre aurore potrebbero verificarsi nei prossimi giorni, poiché il Sole ha già lanciato una nuova CME verso la Terra. Secondo il fisico solare Tamitha Skov, queste nuove interazioni potrebbero portare ulteriori spettacoli luminosi tra il 3 e il 4 gennaio. Con il ciclo solare attualmente in una fase attiva, ciò che abbiamo visto a Capodanno potrebbe essere solo l’inizio di un anno ricco di fenomeni celesti.