Meloni, la lezione all’Onu su catastrofismo climatico e politiche green: “nel deserto industriale non c’è nulla di verde”

Nel discorso tenuto da Giorgia Meloni all'Onu c'è ampio spazio sul tema del cambiamento climatico. Il premier italiano chiede di fermare le devastanti politiche green che hanno messo in ginocchio l'industria: nel deserto industriale non c'è nulla di verde

Nell’Assemblea delle Nazioni Unite in corso a New York il clima è stato un argomento centrale, analizzato a più riprese dai principali leader politici di tutto il mondo. Nella giornata di martedì, con un discorso forte e senza mezze misure, come nel suo stile, Donald Trump ha definito il climate change “una grande truffa. Dichiarazioni che hanno incontrato il parere positivo della destra italiana e che hanno scatenato i deliri dei catastrofisti del cambiamento climatico.

Alle ore 20:00 americane, le 02:00 di notte in Italia, è toccato a Giorgia Meloni prendere la parola davanti alle Nazioni Unite. Un momento di grande importanza vista la situazione geopolitica mondiale. Nel suo discorso, il Presidente del Consiglio ha riservato anche un passaggio importante sulla questione del cambiamento climatico rinsaldando le posizioni della destra italiana sul tema.

Il discorso di Giorgia Meloni all’Onu: “rispettare l’ambiente mettendo l’uomo al centro”

Cari colleghi, 30 anni di globalizzazione fideistica sono finiti, ne sono stati sottovalutati i contraccolpi e oggi siamo davanti a conseguenze inattese, che inattese non erano, di grande portata per i cittadini, per le famiglie e per le imprese. Non è andato tutto bene, come veniva promesso.

E vi do un’altra notizia: le cose potranno andare molto peggio se non fermeremo la creazione a tavolino di modelli di produzione insostenibile come i piani verdi che in Europa e nell’intero Occidente stanno portando alla deindustrializzazione molto prima che alla decarbonizzazione. La riconversione di interi settori produttivi sulla base di teorie che non tengono conto dei bisogni e delle disponibilità economiche delle persone è stato un errore che provoca sofferenze nei ceti sociali più deboli, fa scivolare la classe media verso il basso imponendo scelte di consumo non razionali.

L’ecologismo insostenibile ha quasi distrutto il settore dell’automobile in Europa, causato problemi negli USA, causato perdite di posti di lavoro, appesantito la capacità di competere, depauperato la conoscenza. E ciò che è più paradossale, non ha migliorato lo stato di salute complessivo del nostro Paese. Non si tratta, ovviamente, di negare il cambiamento climatico. Si tratta di affermare la ragione, che significa, soprattutto, neutralità tecnologica e gradualismo delle riforme in luogo dell’estremismo ideologico: rispettare l’ambiente mantenendo l’uomo al centro. Perchè ci sono voluti secoli per costruire i nostri sistemi, ma bastano pochi decenni per ritrovarsi nel deserto industriale. Solo che come ho detto molte volte: in un deserto non c’è nulla di verde“.