Il passaggio del mega-ciclone “Harry” sta lasciando un segno profondo e drammatico sulla Sicilia orientale, con una dinamica meteorologica estrema che in poche decine di ore ha prodotto due facce dello stesso evento: devastazione lungo la costa ionica e accumuli nevosi straordinari sull’Etna. Il ciclone, alimentato da una potente circolazione depressionaria sul Mediterraneo, ha richiamato aria umida e instabile verso la Sicilia, innescando precipitazioni insistenti e temporali autorigeneranti con un mix esplosivo tra l’aria fredda proveniente da Levante e Grecale, e quella più carica di umidità in risalita dal Mediterraneo. Il risultato è stato un tipo di maltempo persistente e violento, capace di scaricare enormi quantità di pioggia sulle aree costiere e collinari, mentre sulle pendici del vulcano l’aria più fredda ha trasformato le precipitazioni in una nevicata di portata eccezionale.
L’aspetto più rilevante e raro, in un contesto così perturbato, è la quota neve: sull’Etna la neve è scesa 1.400 metri di altitudine, un valore notevolissimo considerando l’intensità delle precipitazioni e la provenienza mediterranea del Ciclone. Smentiti totalmente i catastrofisti del cambiamento climatico, che provavano a speculare su questo episodio di meteo estremo blaterando di “ciclone tropicale” e prevedendo neve “solo oltre i 2.000 metri di altitudine“. E invece ha nevicato molto più in basso, come nella norma invernale climatica storica della Sicilia, e dai1.500 metri in su la nevicata è diventata molto abbondante, trasformandosi rapidamente in una vera e propria “sepoltura” del paesaggio montano.
In poche ore, località come Piano Provenzana (Etna Nord) hanno visto cambiare completamente scenario. Le immagini delle webcam mostrano un contrasto impressionante: nel giro di circa 48 ore, il terreno scuro e lavico quasi privo di neve ha lasciato spazio a un ambiente totalmente invernale, con pendii e aree pianeggianti ricoperte da una coltre bianca continua. In quota gli accumuli sono risultati enormi, con oltre due metri di neve caduti in pochissimo tempo, un valore fuori scala per rapidità e quantità. Ecco le immagini delle webcam della Capannetta (1.810 metri di altitudine), domenica pomeriggio ancora priva di coltre bianca, ma seppellita questa mattina da due metri di neve fresca:
Un video notturno racconta la bufera proprio a Piano Provenzana, e mette i brividi:
Mentre in montagna domina la neve, la costa ha vissuto la parte più distruttiva dell’evento. Sul versante ionico si sono registrati fino a450mm di pioggia (il dato più alto, a Mascalucia), e ancora, 250mm a Catania città, e 160mm ad Acireale. Si tratta dell’equivalente di mesi di precipitazioni concentrati in un tempo brevissimo, con conseguenze immediate sul rischio idrogeologico, su torrenti e su tratti stradali in condizioni critiche. Di certo, adesso è totalmente archiviata anche ogni tipo di narrazione su siccità e deficit idrico, meteorologicamente già conclusi da molti mesi (se non oltre un anno) in Sicilia.
Ma il fenomeno più impressionante e dannoso è stato senza dubbio la mareggiata storica sullo Jonio, una delle più violente mai osservate in zona. Le onde e la forza del mare, spinte dal vento tempestoso, hanno aggredito il litorale con intensità eccezionale, devastando tratti di costa e lasciando uno scenario di distruzione: detriti, massi, strutture danneggiate e intere porzioni di spiaggia cancellate o trasformate.
È questo il paradosso meteorologico che rende Harry un evento memorabile: mentre la costa piange danni pesantissimi, l’Etna vive una fase di accumulo nevoso rarissima per intensità, estensione e rapidità. Un contrasto netto che racconta quanto la Sicilia possa trovarsi, nello stesso momento, tra l’inferno del mare e la potenza dell’inverno in quota, con la neve che è diventata la vera protagonista di questa eccezionale ondata di maltempo.
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