Inverno eccezionalmente freddo, crollate le scorte di gas in Europa: scenario critico per marzo, “altre ondate di gelo in arrivo”

I dati di Gas Infrastructure Europe certificano l'emergenza: bruciati oltre 150 TWh in più rispetto al 2024. La Germania scivola verso il 30%, l'Italia tiene al 56% ma i consumi elettrici sono ai massimi. E i modelli meteo temono ora un nuovo "Vortice Polare" tra due settimane

Il confine della sicurezza energetica europea ha un numero preciso: 40%. È questa la soglia psicologica e tecnica che gli stoccaggi di gas dell’Unione Europea hanno infranto nelle ultime ore, scendendo al 39,9% (pari a 455,45 TWh). Un dato che non si vedeva da anni in questa fase della stagione e che certifica, dati alla mano, la durezza di un inverno così freddo da mettere a nudo le fragilità del sistema energetico continentale. Se un anno fa, di questi tempi, l’Europa navigava in acque tranquille con riserve a quota 604 TWh (circa il 54% di riempimento), oggi la situazione è drasticamente diversa.

La notizia, confermata dai bollettini di Gas Infrastructure Europe (GIE), arriva al culmine di settimane di gelo intenso che hanno investito il continente, dalla Scandinavia fino al Mediterraneo, costringendo famiglie e industrie a un prelievo massiccio dagli stoccaggi.

La Germania nell’occhio del ciclone

L’allarme rosso suona più forte a Berlino che altrove. I dati disaggregati mostrano una Germania in affanno critico: i suoi hub di stoccaggio sono crollati al 31,25% (78,47 TWh). È il livello più basso tra le grandi economie europee, causato da un mix letale: temperature ben al di sotto della media storica per gennaio e il rallentamento della produzione eolica (il fenomeno della Dunkelflaute), che ha costretto le centrali a gas tedesche a lavorare a pieno regime per coprire il fabbisogno elettrico.

L’Italia, al contrario, mostra una resilienza maggiore grazie alla diversificazione degli approvvigionamenti e a temperature più miti al Centro/Sud. Con scorte al 56,19% (114,27 TWh), il nostro Paese mantiene un “tesoretto” di sicurezza. Tuttavia, il confronto con il passato è impietoso anche per noi: il 2 febbraio 2024 avevamo in pancia 125,08 TWh. Rispetto ad un anno fa, anche l’Italia è più fragile, segno che anche il sistema italiano sta bruciando riserve a ritmi sostenuti a causa del freddo intenso e prolungato nelle Regioni del Nord.

Il fattore climatico: un inverno “vecchio stile”

A spiegare il prosciugamento dei depositi non è la geopolitica, ma la meteorologia. I report di Copernicus e dei servizi meteo nazionali confermano che il mese di gennaio 2026 è stato caratterizzato da anomalie termiche negative su gran parte dell’Europa Centrale e Orientale. Il freddo persistente ha innescato un boom dei consumi elettrici. Secondo le stime preliminari basate sui dati dei gestori di rete (come ENTSO-E), la domanda di elettricità per riscaldamento – trainata dalla crescente diffusione delle pompe di calore – ha registrato picchi che non si vedevano dal 2021. Ogni grado in meno in Germania o in Francia si traduce ormai in gigawattora di gas bruciato istantaneamente. L’eccezionale ondata di Burian dei giorni scorsi nell’Est Europa ha fatto il resto, aggravando ulteriormente la situazione e i consumi di gas anche nei primi giorni di Febbraio.

Lo scenario da incubo: il “Colpo di Coda” di Febbraio-Marzo

Perché i mercati sono nervosi, con il prezzo del gas che rimbalza sopra i 33 euro/MWh (+0,82%)? La risposta è nelle previsioni a medio termine. Gli analisti temono che il peggio non sia passato. I modelli stratosferici indicano un possibile indebolimento del Vortice Polare verso la metà di febbraio, che potrebbe favorire la discesa di nuove masse d’aria gelida artica sull’Europa fino ai primi di marzo. Se questo scenario (“Cold Spell”) si verificasse, l’Europa rischierebbe di arrivare a fine inverno con gli stoccaggi tecnicamente vuoti (sotto il 15-20%). A quei livelli, la pressione dei giacimenti cala, rendendo l’estrazione del gas più lenta proprio quando la domanda è massima: un collo di bottiglia fisico che potrebbe innescare volatilità estrema sui prezzi e misure di razionamento industriale in Paesi vulnerabili come la Germania.

Le previsioni meteo stagionali dello scorso autunno: modelli sempre più affidabili

C’è un aspetto che rende lo scenario attuale ancora più rilevante: la precisione con cui era stato anticipato. Già lo scorso ottobre, i principali centri di calcolo stagionale e le autorità degli Stati avevano lanciato l’allarme, ipotizzando un inverno rigido e segnalando il rischio concreto di un rapido depauperamento degli stoccaggi. Quella che mesi fa sembrava solo un’ipotesi pessimistica si è trasformata in realtà cronaca, accreditando oggi con forza maggiore la validità delle proiezioni a lungo termine. È proprio grazie a questi studi, che hanno dimostrato un’affidabilità crescente nel leggere le dinamiche atmosferiche su vasta scala, che possiamo interpretare con maggiore consapevolezza i segnali per l’immediato futuro: le mappe confermano in modo sempre più netto l’arrivo di una nuova, possente ondata di gelo sull’Europa tra circa due settimane, un evento che rischia di dare il colpo di grazia alle riserve residue.

Le reazioni dei mercati

La tensione è palpabile al TTF di Amsterdam. Sebbene lontani dai record della crisi del 2022, i prezzi attuali riflettono un “premio al rischio”. Gli operatori sanno che ricostituire le scorte in estate, partendo da serbatoi quasi vuoti, sarà un’impresa costosa e complessa, specialmente se la competizione con la domanda asiatica di GNL (Gas Naturale Liquefatto) dovesse riaccendersi.

In conclusione, l’inverno 2025-26 sta presentando il conto. Quella che sembrava una stagione gestibile si è trasformata in una corsa a ostacoli contro il termometro. E con febbraio appena iniziato, la linea del traguardo è ancora lontana.