Guerra Iran, mercati del petrolio sotto pressione: Tokyo pronta a liberare le riserve strategiche

Tokyo valuta un rilascio unilaterale delle scorte di greggio mentre le tensioni internazionali minacciano le forniture globali

Il Giappone si prepara a un possibile rilascio della propria riserva strategica di petrolio, in un contesto internazionale segnato da crescenti tensioni geopolitiche e timori legati ai conflitti in corso. Secondo quanto riportato da Bloomberg, Tokyo sta valutando l’ipotesi di intervenire autonomamente sui mercati energetici, senza coordinarsi con gli Stati Uniti o con la Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE). La decisione arriverebbe in un momento in cui le guerre e le crisi regionali stanno aumentando il rischio di shock nelle forniture di energia, soprattutto nel Medio Oriente, da cui il Giappone importa gran parte del suo petrolio. In uno scenario di conflitti prolungati o di escalation militare, le rotte energetiche e i prezzi del greggio potrebbero subire forti turbolenze.

Il governo giapponese detiene attualmente circa 260 milioni di barili di petrolio nelle riserve strategiche statali, una delle scorte più grandi al mondo. Solo Cina e Stati Uniti possiedono riserve maggiori: Washington, in particolare, conserva circa 415 milioni di barili.  Il sistema di sicurezza energetica del Giappone non si limita però alle riserve governative. Tokyo impone infatti anche al settore privato di mantenere scorte di greggio e prodotti petroliferi. Inoltre, il Paese ha stretto accordi con diversi produttori del Golfo – tra cui Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Kuwait – per lo stoccaggio congiunto di petrolio sul territorio giapponese.

Secondo l’analista energetico Javier Blas, questi accordi consentono di aggiungere circa 178 milioni di barili alle scorte disponibili nel Paese.

La situazione in Giappone

Nel complesso, il Giappone dispone quindi di circa 440 milioni di barili di petrolio tra riserve statali, industriali e accordi internazionali. Una quantità che, secondo i dati ufficiali, sarebbe sufficiente a coprire 204 giorni di importazioni. L’eventuale rilascio delle scorte strategiche rappresenterebbe una mossa significativa per stabilizzare il mercato in caso di grave crisi energetica. Allo stesso tempo, evidenzierebbe quanto i conflitti globali stiano tornando a influenzare direttamente la sicurezza energetica delle principali economie mondiali.