Coronavirus: età dei pazienti, fattori di rischio, sintomi e evoluzione della patologia. Tutti i dati in uno studio

Coronavirus, continua l'allerta ma chi sono i soggetti maggiormente colpiti? Uno studio per far luce su età, esposizione, sintomi, storia clinica dei pazienti e evoluzione della patologia

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Gli occhi di tutto il mondo sono puntati sulla Cina e sul nuovo coronavirus, che ormai da settimane sta monopolizzando l’attenzione dei media anche in conseguenza alla sua enorme diffusione e alla mancanza, per il momento, di una vera e propria cura specifica o di un vaccino.

Dalle ultime stime si contano 361 morti e 17.205 contagi complessivi, con 21.558 casi sospetti e 475 guarigioni. Un dato preoccupante se si tiene conto della vastissima diffusione, ma che non deve allarmare perché la percentuale dei morti è del 2.09%.

E intanto la scienza continua a fare squadra in questa grande battaglia globale: il coronavirus è stato isolato ieri all’Istituto Spallanzani, primo in Europa a riuscire nell’imprese oltretutto in un tempo record, solo 48 ore. Il virus era comunque già stato isolato in Cina e in Australia. Dallo Spallanzani è stata poi ricostruita la sequenza genomica, e i dati sono stati messi a disposizione della comunità scientifica internazionale. Tutto il mondo è al lavoro.

E per trovarne gli anticorpi, si indaga sul virus. Chi colpisce? Con quale entità?

Pochissimi casi tra i bambini, come aveva evidenziato uno studio di The Lancet, e sopratutto non gravi, quindi la domanda sorge spontanea: vi è una spiegazione scientifica a tale evidenza?

Secondo Burioni vi possono essere delle motivazioni virologiche, come evidenzia attraverso il proprio portale MedicalFacs in un articolo a firma Burioni e Mancini. 

Roberto Burioni
Il virologo Roberto Burioni

Innanzitutto il virologo evidenzia come un virus può causare alle cellule umane sia un danno diretto che un danno indiretto. Il primo caso, scrivono gli esperti: “è l’effetto diretto della replicazione massiccia del virus all’interno delle cellule che ne causa la distruzione. Un gancio destro in pieno mento, tirato direttamente dal virus alle cellule infettate (in termini tecnici si parla di effetto citopatico). Mancano ancora molti dettagli, ma, per esempio, sappiamo che l’effetto citopatico di un virus simile –  come quello della SARS – non è fra i più devastanti fra quelli conosciuti in ambito virologico. Anche i primi dati virologici sul nuovo coronavirus sembrano andare in questa direzione.”

Da non trascurare invece il secondo caso e “gli effetti indiretti scatenati dal virus. In particolare, la possibilità che l’infezione virale possa indurre una forte risposta infiammatoria da parte del nostro sistema immune che –ahinoi – ha come effetto collaterale quello di distruggere in modo incontrollato anche le nostre cellule. Una sorta di drammatico fuoco amico. Ecco: il fatto che l’infezione nei bambini non causi una forma grave di malattia potrebbe essere dovuto al fatto che il virus non è in grado (per vari motivi) di scatenare questa fortissima riposta infiammatoria che, soprattutto nelle prime fasi, rischia di distruggere in modo irreparabile le cellule dei nostri polmoni. Quello che, invece, potrebbe succedere negli adulti.”

Lo studio di The Lancet 

Altri dati importanti emergono da uno studio pubblicato su The Lancet, il quale analizza le caratteristiche epidemiologiche e cliniche di 99 casi di coronavirus 2019-nCoV segnalati nel 2019 e in cura presso l’Ospedale Jinyintan di Wuhan, in Cina.

Innanzitutto è stato evidenziato che il range di età dei pazienti che è compreso tra i 21 anni e gli 82. Solo il 10% dei pazienti ha un’età inferiore ai 39 anni, il 22% ha età compresa tra i 40 e i 49, mentre il 30% dei pazienti ha tra i 50 e i 59 anni. Il 22% ha tra i 60 e i 69 anni, mentre solo il 15% ha un’età superiore ai 70 anni.

La maggior parte dei pazienti è di sesso maschile: il 67% contro il 32% di donne. 

Foto Getty

I soggetti maggiormente colpiti sono i lavoratori autonomi, che rappresentato il 63% dei casi studiati, seguono i pensionati nella misura del 19%, gli impiegati (15%) e i lavoratori agricoli (2%). Un dato interessante se si analizza anche in funzione all’esposizione al mercato ittico di Huanan:  ben il 49% di essi hanno avuto contatti con tale mercato e tra questi il 47% presenta storicamente un livello di esposizione a lungo termine mentre il 2% un breve tempo di interazione con esso. Per esposizione a lungo termine si intende coloro che hanno lavorato o vissuto nel luogo dove si svolge il mercato ittico di Huanan o nei dintorni, mentre per esposizione a breve termine si intende coloro che lo hanno frequentato di rado.

Molto importante ai fini diagnostici e valutativi è anche la storia clinica dei pazienti colpiti da 2019-nCoV: il 50% di essi è affetto da una patologia cronica.

Nello specifico il 40% dei pazienti presentava malattie cardiovascolari e cerebrovascolari, il 13% malattie del sistema endocrino (12 di loro erano diabetici),  l‘11% patologie dell’apparato digerente e solo l’1% malattie del sistema nervoso, patologie legate all’apparato respiratorio o neoplasie maligne.

Riguardo l’evoluzione clinica della patologia, sui 99 osservati il 23% è stato ricoverato nel reparto di terapia intensiva. La prognosi risulta favorevole per il 31% dei pazienti che risulta dimesso, l’11% è invece deceduto, mentre il 57% si trova ancora ricoverato in ospedale.

Fondamentale anche l’analisi dei sintomi: l’82% ha manifestato febbre, mentre l’81% tosse che risultano essere quindi i sintomi primari per individuare la patologia. Non solo: il 31% ha avvertito fiato corto o “mancanza di respiro“, l’11% dolore muscolare, il 9% confusione. Nella minoranza dei casi sono stati mal di testa, mal di gola, dolore al petto, nausea. Di certo l’89% dei pazienti ha manifestato più sintomi contemporaneamente. 

Il 74% dei pazienti ha avuto una polmonite bilaterale, il 24% una polmonite unilaterale. I principali trattamenti medici sono stati l’ossigeno terapia nel 75% dei casi, gli antibiotici nel 70% dei casi e gli antivirali nel 75% dei casi.