Un mondo sospeso, Sarajevo ha ospitato le Olimpiadi Invernali nel 1984 ma poi la guerra ha devastato tutto: lo spirito dei Giochi ha resistito alla prova del tempo [FOTO]

L’8 febbraio 1984, sono iniziate le Olimpiadi Invernali ma con la guerra la maggior parte delle sedi olimpiche ha lasciato il posto ad una città fantasma

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Che sia il mistero di una stanza vuota o la bellezza di un edificio sopraffatto dalla natura, c’è qualcosa di affascinante nel trovare un posto abbandonato. Aggiungere, poi, la storia che lo ha portato in quelle condizioni, rende il tutto ancora più interessante. Infatti, sebbene si presentino vuoti e tetri, questi posti sono pieni di ricordi reali, preservati in pareti decadenti, dipinti rovinati o stanze piene di polvere. Dagli aeroporti ai teatri, dagli ospedali agli hotel, sono tanti i posti del mondo che dallo splendore sono passati all’abbandono.

Uno di questi è il villaggio olimpico di Sarajevo, che nel 1984 ha ospitato le Olimpiadi Invernali. Per le città che ospitano le Olimpiadi, si tratta di un grande investimento e spesso, quando i riflettori si spengono, alcune città non riescono a mantenere gli impianti in buono stato. Nel caso di Sarajevo, in Bosnia, alcuni siti olimpici sono stati devastati dalla guerra. Le Olimpiadi si sono svolte nel 1984 ma un decennio dopo, il conflitto ha distrutto la città e ucciso migliaia di civili. Oggi, molte delle ex location sono solo un cumulo di rovine.

L’8 febbraio 1984, gli atleti di 49 nazioni sono arrivati a Sarajevo per le Olimpiadi Invernali. Si trattava del primo stato comunista ad ospitare i giochi invernali, in una location spettacolare grazie ai paesaggi naturali circostanti e agli impeccabili impianti sciistici. Ma dal 1992 al 1995, con la separazione dell’ex Jugoslavia, la maggior parte delle sedi olimpiche è stata abbandonata, lasciando il posto ad una città fantasma piena di seggiovie in disuso, sentieri invasi dalla vegetazione e hotel abbandonati (vedi foto della gallery scorrevole in alto). Nelle colline sopra la capitale bosniaca, la pista di slittino e bob è stata utilizzata come roccaforte dell’artiglieria serbo-bosniaca durante l’assedio di Sarajevo. Ormai su gran parte della pista sono cresciute erbacce e sono stati disegnati graffiti.

Sul Monte Igman, a 25km da Sarajevo, la sede del salto con gli sci è stata utilizzata come postazione d’artiglieria. Buchi di proiettile e fratture sono disseminati sui trampolini di lancio, alcuni bloccati da tabelloni all’estremità. Al centro di Sarajevo, c’è ancora la sede per le gare di pattinaggio di velocità. È ancora in piedi un podio, ormai in rovina, mentre il muschio copre quelli che erano gli scalini per gli spettatori. Anche il logo olimpico a forma di fiocco di neve è sopravvissuto su una parete dello stadio Koševo, così come le immagini sbiadite di Vucko, la mascotte olimpica ufficiale. Degli alloggi per gli atleti e di un hotel rimangono solo le rovine.

Molte sedi olimpiche sono ancora un promemoria dell’assedio di Sarajevo, in cui hanno perso la vita oltre 13.000 persone. Tuttavia, non tutto è andato in rovina. Il Monte Jahorina, sito rinnovato degli eventi di sci alpino femminile, è ora utilizzato da turisti e residenti locali. Il bombardamento e gli incendi del 1992 hanno distrutto la Zetra Hall, ricostruita nel 1999 dopo che il Comitato Olimpico Internazionale ha donato 11,5 milioni di dollari. Dal 2000 al 2006, le autorità locali hanno rinnovato anche la Skenderija Hall, che oggi attrae circa 500.000 visitatori all’anno.

I residenti di Sarajevo sono orgogliosi delle Olimpiadi del 1984, tanto che ogni anno, festeggiano l’anniversario dei giochi allo stadio Koševo. Le Olimpiadi continuano a svolgere un ruolo centrale nell’identità dell’area, poiché sono visti come un simbolo di forza e un modo per celebrare la pace e la cooperazione interregionale. Gli “anelli”, simbolo dei giochi, sono ancora visibili in città e nel centro, dove molti negozi vendono souvenir legati alle Olimpiadi.

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