Dolori muscolari e articolari, febbre a 37°C-38°C, naso che cola: come distinguere il Covid dall’influenza?

Ai primi sintomi come febbre a 37°C o 38°C, dolori muscolari e articolari, ci si chiede se possa trattarsi di influenza o di Covid-19: come distinguerle?

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Nell’era Coronavirus, in un periodo caratterizzato dai malanni di stagione, come tosse, mal di gola, raffreddore e influenza, spesso i sintomi delle malattie stagionali creano confusione e e timori.

Ad esempio, in particolare, ai primi segnali come febbre a 37°C o 38°C, dolori muscolari e articolari, ci si chiede se possa trattarsi di influenza o di Covid-19: come distinguere dunque queste due malattie?

Qual è la differenza tra sintomi causati dall’influenza, raffreddore e SARS-Cov2?

virusLe persone con il virus Covid19, l’influenza o il raffreddore, tipicamente sviluppano sintomi respiratori come febbre, tosse e naso che cola. Nonostante molti sintomi siano simili sono causati da virus differenti. Proprio a causa di queste similarità potrebbe essere difficile identificare la malattia basandosi solo sui sintomi. Come sempre l’OMS raccomanda che persone che hanno tosse, febbre e difficoltà a respirare cerchino subito un’assistenza medica. I pazienti dovrebbero informare gli operatori sanitari se hanno viaggiato 14 giorni prima dello sviluppo dei sintomi o se sono stati a stretto contatto con qualcuno che ha avuto sintomi respiratori. (Fonte OMS)

Influenza 2020-2021: come sarà e come distinguerla dal Covid

influenza 2019L’influenza colpisce ogni anno milioni di cittadini, soprattutto i soggetti fragili per i quali ha dimostrato essere un fattore che complica e peggiora una condizione clinica di base. Da sempre il professor Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario all’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi e virologo presso l’Università degli Studi di Milano, è fervente sostenitore di come la vaccinazione anti-influenzale rappresenti un’opportunità per tutti, soprattutto per quei soggetti a rischio che risentono maggiormente dei pesanti effetti dell’influenza. Quest’anno più che mai, anche a causa della diffusione del Covid-19, spiega in un approfondimento il Gruppo San Donato.
Fondato nel 1957, il Gruppo San Donato ha rivoluzionato il mondo della sanità mettendo il paziente al centro del suo ecosistema. Oggi costituisce il primo gruppo ospedaliero privato italiano, simbolo dell’eccellenza sanitaria sia nell’attività clinica che nella ricerca scientifica.

Influenza e Covid, proseguono gli esperti, “sono entrambe patologie a basso rischio specifico anche se, di contro, possono determinare mortalità: il coronavirus la determina per l’1%, mentre l’influenza lo fa 6 volte meno.

Il professore spiega come sarà l’influenza 2020/2021 e perché vaccinarsi rappresenti un gesto importante per la salvaguardia della nostra salute e di quella delle altre persone, soprattutto in tempo di covid.

Innanzitutto la stagione influenzale di quest’anno “vedrà la circolazione di 3 varianti di nuovi virus (A/Guangdong-Maonan/SWL 1536/2019 [H1N1] pdm09-like, A/Hong Kong/2671/2019 [H3N2]-like, B/Washington/02/2019 [B/Victoria lineage]-like) più un probabile quarto (B/Phuket/3073/2013 [B/Yamagata lineage]-like) che, potenzialmente, avrebbero una capacità diffusiva abbastanza elevata.

La speranza è che la presenza di queste nuove varianti virali possa essere ridotta dall’attenzione e dall’acquisizione della continuità dell’assistenza dei sistemi di protezione che utilizziamo per proteggerci dal covid (es. mascherine, guanti, ecc.). La stagione influenzale potrebbe, quindi, essere più blanda.”

I sintomi dell’influenza 2020/2021

La definizione di influenza è una definizione ‘a ombrello’, in quanto comprende le manifestazioni cliniche di quasi 300 diversi tipi di virus (quasi 300) che causano uno spettro di intensità diversa di malattia respiratoria – afferma il virologo Pregliasco  -. Come riconoscerla? L’influenza si riconosce per tre aspetti:

  • un inizio brusco con una temperatura che va oltre i 38°C;
  • la presenza contemporanea di almeno un sintomo sistemico generale (spossatezza, stanchezza, dolori muscolari e articolari);
  • la presenza di almeno un sintomo respiratorio (naso chiuso, naso che cola)”.

Come distinguerle l’influenza dal Covid?

Come distinguere l’influenza dai sintomi tipici da coronavirus? Solo l’esame diagnostico come il tampone nasofaringeo può rivelare senza dubbio se si tratta di covid. Tuttavia, alcuni piccoli segnali possono segnare delle differenze. Come specifica l’esperto: “Se, accanto ai sintomi respiratori, comparissero sintomi più specifici come:

  • la momentanea perdita o diminuzione dell’olfatto o la perdita o alterazione del gusto;
  • tosse di consistenza diversa (simile a quella del fumatore) o respiro affannoso,

si è di fronte a sintomi tipici da covid-19”.

La cura e quando consultare il medico

influenzaDal punto di vista del trattamento – prosegue Pregliasco – è importante ribadire come tutte queste forme respiratorie, che colpiscono nel periodo invernale, al 99% siano virali e che quindi non richiedano una cura antibiotica nella primissima fase di manifestazione, ma solo nel momento in cui la situazione non dovesse migliorare dopo 4-5 giorni, durata massima di un’influenza. Se dura più, bisogna consultare il proprio medico, perché potrebbe esserci una sovrainfezione batterica.
Si deve consultare il medico di base anche se i sintomi compaiono in un soggetto fragile o se la percentuale di ossigeno, la saturazione, si abbassa.
Salvo casi particolari di uso di antivirali specifici, il trattamento è sintomatico attraverso farmaci da banco riconoscibili dal bollino rosso (es. paracetamolo); ne esistono tanti da utilizzare, però, come automedicazione responsabile.
Essendo farmaci sintomatici, vanno a curare il sintomo e non la causa; inoltre, si possono utilizzare, secondo quanto indicato dal bugiardino, per pochi giorni, allo scopo di attenuare i sintomi – senza però azzerarli del tutto – per poi monitorarne l’andamento e l’evoluzione.
Bisogna seguire molto bene le indicazioni del farmaco per eventuali controindicazioni, in termini preventivi, facendosi suggerire il più adatto dal proprio farmacista in base all’intensità dei sintomi. L’uso dell’antibiotico è sconsigliato a meno che non si verifichino complicanze batteriche e va sempre assunto solo su prescrizione medica”.

Quali sono i rischi dell’influenza

In una stagione influenzale, si contano all’incirca dai 4mila ai 10mila morti per danni secondari – spiega il prof. Pregliasco -. L’influenza, infatti, non crea, se non rarissimamente, polmoniti virali primarie, ma determina sovrainfezioni batteriche e quindi problematiche polmonari o legate all’ appesantimento del sistema circolatorio. Lo stesso si può dire per coloro che soffrono di disturbi respiratori cronici, i quali possono portare a un aggravamento repentino, ad esempio, di una broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) o dell’asma.

Il problema dell’influenza è importantissimo, perché è l’unica malattia che colpisce tutti in modo molto trasversale. I virus, come ormai è noto, sono sempre soggetti a cambiamento e, mentre quelli del passato sono facilmente riconoscibili, per i nuovi la situazione è decisamente più controversa. Senza contare la situazione attuale che deve fare i conti con la presenza di covid-19”.

L’importanza del vaccino antinfluenzale

A mio avviso, la vaccinazione rappresenta un’opportunità per tutti di difendersi da questi attacchi e di sicuro, l’obiettivo del Sistema Sanitario Nazionale (SSN) è quello di proteggere, con una campagna di vaccinazione gratuita, soprattutto i soggetti a rischio,” continua il Prof. Pregliasco.

Come detto, la vaccinazione è consigliata, tra gli altri, anche a:

  • bambini piccoli
  • persone anziane
  • sportivi che hanno la necessità di essere sempre performanti
  • personale sanitario sempre a contatto con i pazienti
  • donne in gravidanza (dal secondo trimestre in poi).

 Il periodo migliore per vaccinarsi è da ottobre a dicembre”.

Vaccino antinfluenzale e Covid

È chiaro – prosegue il virologo – che la vaccinazione quest’anno diventa più stringente per diversi motivi, oltre che per la problematica in sé:

  • per ridurre l’appesantimento del Servizio Sanitario Nazionale nel fronteggiare il covid;
  • per evitare l’insorgenza di ulteriori co-infezioni.

Ma ci sono anche buone notizie: secondo alcuni spunti scientifici, ancora da validare ma senz’altro interessanti, la vaccinazione anti-influenzale può portare a un aumento della risposta immunitaria anche contro il coronavirus.

Ritengo che la scelta di vaccinarsi sia molto importante e sia un gesto di grande responsabilità verso sé stessi e verso gli altri – conclude Pregliasco –. È possibile vaccinarsi con tranquillità entro la metà di dicembre.”

Per approfondire, ecco alcuni consigli sui rimedi naturali da utilizzare in questo periodo:

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