Emergenza Gas in Europa: scorte al limite per il grande freddo di un inverno d’altri tempi | DATI

I depositi continentali scendono sotto la soglia critica del 35%, con la Germania in affanno e l’Italia che regge l'urto, mentre i modelli meteo annunciano un marzo polare

La situazione delle riserve energetiche europee si fa tesa proprio nel cuore di febbraio. Secondo gli ultimi rilevamenti di Gas Infrastructure Europe, aggiornati a oggi 14 febbraio 2026, la media degli stoccaggi continentali è scivolata pericolosamente al di sotto della soglia del 35%. Con una percentuale del 34,82% e un volume complessivo di 387,82 TWh, il sistema energetico europeo si ritrova in una posizione decisamente più fragile rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, quando le riserve superavano il 39%. Questa erosione costante riflette un inverno eccezionalmente freddo in Europa, al punto che ha richiesto un prelievo massiccio per sostenere il fabbisogno industriale e domestico, mettendo a nudo la vulnerabilità di alcune delle principali economie del Vecchio Continente.

In questo scenario di generale contrazione, si osserva una divergenza netta tra le diverse nazioni europee. L’Italia si conferma l’eccezione positiva, riuscendo a mantenere una resistenza superiore alle aspettative con scorte che superano ancora la metà della capacità totale, attestandosi al 51,83%. Sebbene questo dato sia inferiore al 60% registrato nel febbraio 2025, il sistema italiano dimostra una resilienza che manca altrove. Al contrario, la Germania desta preoccupazione: quella che è storicamente la locomotiva energetica d’Europa si ritrova oggi con meno di un quarto della propria capacità di stoccaggio occupata, ferma a un esiguo 24,83%. Il confronto con l’anno precedente, quando Berlino vantava oltre il 51% di riserve, evidenzia un deficit strutturale che potrebbe complicare la gestione delle prossime settimane.

Il paradosso dei prezzi e l’incognita meteorologica

Nonostante il quadro delle scorte appaia deficitario, i mercati finanziari hanno reagito con una calma che potrebbe rivelarsi ingannevole. Le quotazioni del gas naturale hanno chiuso l’ultima sessione settimanale in calo, assestandosi intorno ai 32,37 euro al TWh. Questa flessione è stata alimentata principalmente dalle previsioni meteorologiche a brevissimo termine, che indicavano temperature temporaneamente più miti della norma in diverse aree d’Europa. Tuttavia, si tratta di un equilibrio precario che non tiene pienamente conto della pressione che i depositi subiranno nel momento in cui la domanda tornerà a picchiare con forza.

Il calo del prezzo riflette un ottimismo legato alla logistica immediata, ma ignora il rischio di una “tempesta perfetta” che potrebbe scatenarsi tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo. Sebbene l’attuale costo della materia prima offra un respiro momentaneo alle bollette e alle imprese, la velocità con cui i depositi tedeschi e del Nord Europa si stanno svuotando suggerisce che qualsiasi interruzione o aumento improvviso dei consumi potrebbe innescare una nuova ondata di volatilità. La stabilità attuale è, di fatto, sospesa in attesa dei prossimi aggiornamenti dai modelli climatici globali.

Prospettive per marzo e il rischio del colpo di coda invernale

Il vero banco di prova per la sicurezza energetica europea inizierà nell’ultima decade di febbraio e si protrarrà per tutto il mese di marzo. Le proiezioni meteorologiche a lungo raggio indicano l’arrivo di una massiccia intrusione di aria artica che potrebbe investire il continente con un’intensità rara per gli ultimi anni. Questo “grande freddo” tardivo rappresenta lo scenario peggiore per un sistema di stoccaggio già provato, poiché costringerebbe i gestori a prelevare gas con ritmi accelerati proprio nel momento in cui le riserve sono ai minimi stagionali.

Con le scorte tedesche che rischiano di scendere sotto il 15% entro i primi di marzo, la pressione sul mercato europeo diventerà insostenibile se le temperature dovessero crollare bruscamente. Anche l’Italia, pur partendo da una posizione di relativo vantaggio, potrebbe vedere il suo “cuscinetto” di sicurezza assottigliarsi rapidamente se dovrà soccorrere i partner europei attraverso i flussi transfrontalieri. La sfida energetica del 2026 non si gioca dunque sulla stagione passata, ma sulla capacità di gestire un marzo che si preannuncia gelido, trasformando quello che solitamente è l’inizio della primavera in un ultimo, critico test di resistenza invernale per l’intera Unione Europea.

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