Sarà una giornata di profonda commozione quella del prossimo 13 marzo, quando la città di Erice accoglierà per l’ultima volta il suo cittadino più illustre, il professor Antonino Zichichi, scomparso lo scorso 9 febbraio all’età di 96 anni. Dopo le esequie solenni celebrate a Roma, la salma del celebre fisico verrà traslata nella sua Sicilia per la tumulazione definitiva. Un ritorno alle radici per l’uomo che, pur avendo conquistato i laboratori di tutto il mondo, non ha mai reciso il legame ombelicale con la sua terra, facendone il cuore pulsante della ricerca internazionale.
Il solenne addio a Roma
Il rito della tumulazione a Erice segue i funerali di Stato svoltisi il 13 febbraio nella capitale, presso la Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri. In un’atmosfera carica di rispetto e gratitudine, l’Italia ha reso omaggio allo scienziato alla presenza delle massime cariche istituzionali e di una nutrita delegazione trapanese guidata dal sindaco di Erice, Daniela Toscano.
Le note di Bach, Schubert e Mozart hanno accompagnato la cerimonia, alternandosi al ricordo commosso dei figli, Lorenzo e Fabrizio, e dei colleghi del mondo scientifico. La camera ardente, allestita presso la Chiesa di Santa Maria Odigitria (storico punto di riferimento dei siciliani a Roma), era stata meta di un incessante pellegrinaggio di studenti, ricercatori e cittadini comuni, a testimonianza di quanto la figura di Zichichi avesse saputo parlare a diverse generazioni.
Erice: la “Città della scienza” nata da un sogno
Parlare di Zichichi significa indissolubilmente parlare di Erice. È qui che nel 1963 lo scienziato fondò il Centro di Cultura Scientifica “Ettore Majorana”, un’istituzione che ha letteralmente cambiato la storia della fisica moderna. In piena Guerra Fredda, Zichichi ebbe l’intuizione visionaria di trasformare gli antichi monasteri della cittadina medievale in laboratori d’eccellenza dove scienziati russi e americani potessero confrontarsi liberamente, oltrepassando le barriere della cortina di ferro. Sotto la sua guida, Erice è diventata la “Città della Scienza”, ospitando ben 158 Premi Nobel e migliaia di giovani ricercatori provenienti da ogni angolo del globo. “Erice non è stata solo il suo rifugio, ma la sua scelta. Ha trasformato un luogo fisico in un’idea universale“, ha detto il Sindaco di Erice Daniela Toscano.
Il lascito di un gigante della fisica
La carriera di Antonino Zichichi è costellata di traguardi che hanno segnato il XX secolo:
- L’Antimateria: A lui si deve la scoperta del primo nucleo di antimateria (l’antideuterone), un pilastro della fisica delle particelle.
- I Laboratori del Gran Sasso: Fu il principale artefice della creazione dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’INFN, il più grande laboratorio sotterraneo del mondo dedicato allo studio dei neutrini e della materia oscura.
- Scienza per la Pace: Nel 1982 fu tra i firmatari del “Manifesto di Erice”, un documento sottoscritto da migliaia di scienziati per promuovere la scienza al servizio dell’umanità e contro il pericolo nucleare.
Oltre ad essere un grandissimo scienziato, Zichichi era anche un infaticabile divulgatore. Ha lottato contro le superstizioni e l’astrologia, definendole una “Hiroshima culturale“, e ha sempre cercato un punto di incontro tra Fede e Scienza, convinto che l’ordine del creato fosse la prova di un progetto superiore. Con la cerimonia del 13 marzo, la “Vetta” si prepara a custodire per sempre le spoglie del suo “Professore”. Un addio che ha il sapore di un ringraziamento collettivo per aver dimostrato che, partendo da un piccolo borgo siciliano, è possibile guardare dentro i segreti più profondi dell’Universo.




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