“Il veicolo è pronto, il sistema è pronto, l’equipaggio è pronto“. Con queste parole cariche di emozione e determinazione, l’amministratore associato della NASA, Amit Kshatriya, ha dato ufficialmente il via al conto alla rovescia per la missione Artemis II, l’evento che segnerà il ritorno dell’essere umano nelle vicinanze della Luna dopo ben 53 anni dall’ultima missione Apollo. Il lancio, previsto mercoledì intorno alle 18:30 locali dal Kennedy Space Center in Florida (quando in Italia sarà mezzanotte e mezza di giovedì), porterà in orbita 4 astronauti a bordo della capsula Orion, spinta dal maestoso razzo Space Launch System alto quanto un palazzo di 32 piani. Nonostante i ritardi tecnici subiti nei mesi scorsi a causa di perdite di idrogeno e problemi alle linee di pressurizzazione, i funzionari dell’agenzia spaziale statunitense si dicono fiduciosi che tutto procederà senza intoppi, monitorando con estrema attenzione le previsioni meteorologiche e l’attività solare per garantire la massima sicurezza a questo volo epocale che apre la strada alla futura colonizzazione lunare e alla costruzione di una base stabile.
Un viaggio di 10 giorni tra le stelle
La missione Artemis II non prevede un allunaggio, ma un complesso e suggestivo giro di boa attorno al nostro satellite. Dopo aver trascorso il primo giorno in orbita terrestre per testare i sistemi, la capsula Orion utilizzerà la spinta necessaria per dirigersi verso la Luna, effettuerà una rapida inversione a “U” dietro il lato nascosto e tornerà verso casa. L’intero viaggio durerà circa 10 giorni e si concluderà con un ammaraggio assistito dai paracadute nell’Oceano Pacifico. “Dietro questo volo c’è un’intera campagna”, ha sottolineato Kshatriya, ricordando che questo test con equipaggio è il passaggio fondamentale per convalidare le tecnologie che permetteranno, in futuro, di stabilire una presenza umana permanente sul suolo lunare. Sebbene l’obiettivo primario sia la verifica dell’hardware, l’entusiasmo per il ritorno umano nello Spazio profondo è palpabile tra i tecnici e i vertici della NASA.
Oltre i confini: un equipaggio che rappresenta il mondo
A differenza del programma Apollo, che tra il 1968 e il 1972 portò sulla Luna esclusivamente uomini statunitensi, Artemis II si distingue per la sua natura inclusiva e internazionale. Il team è composto dal comandante Reid Wiseman, dal pilota Victor Glover, dalla specialista di missione Christina Koch (tutti americani) e dallo specialista canadese Jeremy Hansen. Si tratta della prima volta che una donna, una persona di colore e un cittadino non statunitense lasciano l’orbita terrestre diretti verso un altro corpo celeste.
Il pilota Victor Glover ha espresso con orgoglio l’importanza di questo traguardo, sperando che la sua presenza possa ispirare le giovani generazioni: “Voglio che i ragazzi e le ragazze possano guardarmi e pensare: ‘Ehi, lui mi somiglia e guarda cosa sta facendo!’“. Allo stesso tempo, Glover auspica un futuro in cui queste “prime volte” non debbano più essere sottolineate, diventando parte di una storia umana condivisa e globale.
La sfida tecnologica e le incognite meteorologiche
Il percorso verso la rampa di lancio non è stato privo di ostacoli. Originariamente previsto per febbraio, il volo è stato posticipato a causa di alcune perdite di idrogeno e del malfunzionamento di una linea di pressurizzazione dell’elio. Dopo una serie di riparazioni accurate avvenute nell’hangar e il ritorno sulla rampa di lancio circa 10 giorni fa, il direttore del lancio Charlie Blackwell-Thompson ha confermato che l’hardware è ora in “ottima, ottima forma“.
Attualmente, le uniche preoccupazioni riguardano fattori esterni: la copertura nuvolosa, i venti forti a terra e l’attività solare, che potrebbe influenzare le comunicazioni e la sicurezza radiologica. “Mi limiterò a rivolgere un appello agli dei dello Spazio“, ha scherzato Kshatriya in conferenza stampa. Qualora le condizioni meteo o imprevisti tecnici dovessero impedire il decollo di mercoledì, la NASA ha già predisposto diverse finestre di lancio alternative che si estendono fino al 6 aprile. Nel frattempo, i 4 astronauti stanno trascorrendo le ultime ore con le proprie famiglie, pronti a entrare nei libri di storia.
