Cresce la tensione sullo Stretto di Hormuz, snodo strategico per l’approvvigionamento internazionale di petrolio e gas. Secondo la più grande associazione di categoria del mondo, il numero di imbarcazioni che navigano nello Stretto di Hormuz sembra essere in calo, a fronte dei crescenti timori di un conflitto in espansione in Medio Oriente. Jakob Larsen, responsabile della sicurezza di Bimco, che rappresenta gli armatori globali, ha affermato che tutti gli armatori stanno monitorando attentamente gli sviluppi nella regione e alcuni hanno già sospeso i transiti nello Stretto di Hormuz a causa del deterioramento della situazione della sicurezza. Lo riporta Cnbc.
Andy Critchlow, responsabile delle notizie per l’area Emea di S&P Global Commodity Insights, ha sottolineato che alcune prove aneddotiche suggeriscono un rallentamento della navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz in seguito agli attacchi statunitensi a Fordo, Natanz e Isfahan. “Il ritmo con cui le petroliere entrano nello Stretto di Hormuz è decisamente rallentato. Abbiamo ricevuto indicazioni dagli armatori che stanno mettendo petroliere e navi in stand-by, quindi stanno aspettando il momento opportuno per entrare nello Stretto”, ha detto a ‘Europe Early Edition’ della Cnbc. “Allo stesso tempo, ci sono state segnalazioni secondo cui i fornitori di Gnl, ad esempio, nel Golfo hanno detto ai caricatori di gas liquefatto di attendere prima di entrare, in modo da non sostare nel Golfo e tenere le navi fuori da quella regione”, ha aggiunto.
Sentosa Shipbrokers, con sede a Singapore, ha dichiarato pochi minuti fa che nell’ultima settimana le petroliere vuote che entrano nel Golfo Persico sono diminuite del 32%, mentre le partenze di petroliere cariche sono diminuite del 27% rispetto ai livelli di inizio maggio.
Questa mattina, inoltre, secondo la Reuters, almeno due superpetroliere hanno fatto inversione a U nello Stretto di Hormuz a causa delle tensioni in corso. La South Loyalty – VLCC – ha fatto un’inversione a U ed è rimasta fuori dallo Stretto di Hormuz. La Coswisdom Lake invece doveva carica greggio dagli Emirati Arabi Uniti per la Cina, ma è rimasta fuori lo Stretto di Hormuz.
Le Compagnie di navigazione giapponesi Nippon Yusen e Mitsui O.S.K. Lines hanno detto che continuano a transitare nello stretto di Hormuz, ma hanno istruito le loro navi a ridurre al minimo il tempo trascorso nel Golfo.
L’amministrazione Trump sta monitorando lo stretto di Hormuz: ogni decisione di chiuderlo sarebbe sconsiderata. Lo afferma la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt in un’intervista a Fox.
“Il 2 di aprile del 1917, quando gli Stati Uniti entrarono nella Prima guerra mondiale lo fecero per difendere la libertà dei commerci e, pensando all’idea che l’Iran possa chiudere lo stretto di Hormuz, ritornano in mente le parole di Wilson quando nel 1917 entrò in guerra contro la Germania dell’epoca per mantenere aperti i traffici commerciali marittimi. Quindi se la storia ci viene di nostro soccorso, questo non può che essere il buon auspicio“. Lo ha detto il consigliere delegato di AmCham Italy, Simone Crolla, a margine dell’assemblea per i 110 anni della Camera di Commercio italoamericana.
Il portavoce degli esteri cinese, Guo Jiakun, alla domanda riguardo la possibile chiusura dello stretto di Hormuz, ha detto che “Il Golfo Persico e le acque circostanti rappresentano una via importante per il commercio internazionale di beni ed energia. Mantenere la regione sicura e stabile è nell’interesse comune della comunità internazionale“.
