Coronavirus, tutto quello che c’è da sapere sulla pandemia: sintomi, contagio, mortalità, la Cina e gli USA. DATI, GRAFICI e TABELLE

La pandemia di COVID-19 è una delle crisi della sanità pubblica più gravi degli ultimi decenni: ecco alcuni dati e grafici che sintetizzano la situazione attuale

La pandemia di COVID-19, la malattia causata dal coronavirus che ha fatto la sua comparsa per la prima volta a Wuhan, in Cina, è una delle crisi della sanità pubblica più gravi degli ultimi decenni. Si è diffusa più velocemente dell’Ebola nel 2014, tanto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità l’ha ufficialmente definita una pandemia. La situazione sta evolvendo in maniera incredibilmente rapida. Ecco allora alcuni dati e alcuni grafici che sintetizzano la situazione attuale, contribuendo a spiegare un po’ la crisi in atto.

Il virus si diffonde rapidamente

I casi di COVID-19 crescono rapidamente di giorno in giorno in tutto il mondo. Nel grafico a lato, è rappresentata la situazione fino al 13 marzo 2020. Mentre il numero dei nuovi casi in Cina è diminuito sensibilmente, quello dei casi internazionali sta aumentando rapidamente, indicando che l’epicentro del problema si è spostato dalla Cina ad altre località, come l’Europa e gli Stati Uniti. Da notare che la grande impennata nel grafico è dovuta ad un cambiamento nella metodologia di dichiarazione dei casi dalla Cina. Quindi, quel drastico aumento non indica un giorno particolarmente negativo a metà febbraio nel Paese asiatico.

Conoscere i sintomi

I sintomi del COVID-19 variano da caso a caso, ma i più comuni in Cina, dai dati di febbraio, sono febbre e tosse secca (osservati nella maggioranza dei casi), stanchezza ed espettorato, ossia il muco denso che viene espulso con la tosse dal tratto respiratorio.

I tassi di mortalità in Cina sono diminuiti nel tempo

Un barlume di speranza in questa storia è che le autorità mediche cinesi sembrano essere migliorate nel curare le infezioni e nel prevenire i decessi mentre l’epidemia andava avanti. Anche nella provincia colpita per prima e più duramente, l’Hubei, il tasso di mortalità è calato grazie al rafforzamento delle misure e al miglioramento dei medici nell’identificare e curare i pazienti infetti. La Cina ha preso misure drastiche e autoritarie per isolare le aree colpite e contenere la diffusione del virus, in modo che il sistema sanitario non venisse sopraffatto.

Gli anziani in Cina sono stati esposti al rischio maggiore di morire

L’influenza Spagnola del 1918-19, la pandemia più terribile dei tempi moderni, ha colpito prevalentemente i giovani. Con il nuovo coronavirus, invece, i decessi in Cina si sono concentrati tra gli adulti più grandi, che in media hanno sistemi immunitari più deboli rispetto ai più giovani e che hanno un tasso maggiore di malattie croniche. Le persone di tutte le età con patologie croniche sono ad alto rischio. Il rischio di morte è reale anche per i più giovani, ma per i più anziani il rischio è maggiore.

Dai dati provenienti dall’Hubei a gennaio-febbraio 2020, tra tutte le infezioni sintomatiche e asintomatiche, il tasso di mortalità è del 18% nei pazienti con 80 o più anni, 9,8% nei pazienti di 70-79 anni, 4,6% nei pazienti di 60-69 anni, 1,3% nei pazienti di 50-59 anni, 0,4% nei pazienti di 40-49 anni, 0,18% nei pazienti di 30-39 anni, 0,9% nei pazienti di 20-29 anni. Come si evince dai dati, il tasso di mortalità aumenta con l’età.

È molto più grave di una normale influenza

È facile fare un paragone tra la normale influenza e il COVID-19, considerando i sintomi simili e il fatto che anche l’influenza possa rivelarsi fatale per le popolazioni più vulnerabili come gli anziani. Ma i dati sulla mortalità mostrano che non c’è paragone. Muore circa il 6% delle persone di 60 anni o più infettato dal coronavirus, secondo i dati dalla Cina disponibili finora. Questo è oltre 6 volte il tasso di mortalità nelle persone più anziane negli Stati Uniti colpite dall’influenza. Il tasso di mortalità generale del coronavirus potrebbe essere 12-24 volte più alto del tasso di mortalità dell’influenza. Bisogna dire anche che il tasso di mortalità per il coronavirus varia da regione a regione a seconda della risposta alla pandemia.

È più contagioso della normale influenza

C’è un altro aspetto che rende il coronavirus più pericoloso dell’influenza stagionale. R0 stima il numero di persone in media che un individuo infetto può contagiare. R0 del coronavirus è di oltre 2 e questo indica che è più contagioso dell’influenza normale. R0 è importante perché se è maggiore di 1 significa che l’infezione continuerà a diffondersi, mentre se è minore di 1, probabilmente l’epidemia si arresterà.

Gli Stati Uniti non stanno testando persone a sufficienza

La lenta risposta dell’amministrazione Trump nel testare la popolazione contro il coronavirus ha suscitato molte polemiche nel Paese. Questo emerge chiaramente dal confronto tra il tasso dei test condotti negli USA e quello di altri Paesi. La Corea del Sud si distingue per la sua rapida reazione e per i suoi test a tappeto, che hanno incluso anche cliniche “drive through”. Con i suoi 51,3 milioni di abitanti, la Corea del Sud ha eseguito 3,692 test per ogni milione di abitanti (dati fino all’8 marzo), la provincia cinese di Guangdong ne ha eseguito 2.820 per milione di abitanti (dati fino al 28 febbraio), l’Italia 826 per ogni milione di abitanti (dati all’8 marzo) e gli Stati Uniti solo 23 ogni milione su una popolazione di 329 milioni (dati all’11 marzo).

Perché è importante cancellare eventi e mettersi in auto quarantena

A causa del coronavirus, assembramenti a grande scala e conferenze non sono visti di buon occhio e la logica dietro tutto questo è quella del distanziamento sociale. L’obiettivo è quello di rallentare l’aumento delle infezioni in modo da scaglionare i casi, anche se il numero totale non dovesse cambiare. Questo permetterebbe di rallentare il ritmo con cui i nuovi casi arrivano in ospedale, alleggerendo il peso sui sistemi sanitari e migliorando le probabilità che ogni singolo paziente possa sopravvivere.

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