In un ospedale pubblico di Jaipur, capoluogo del Rajasthan, in India, è ricoverato un medico di Codogno, uno dei 16 italiani bloccati in India perche’ positivi al Coronavirus. “Voglio cercare di stare meglio. Voglio guarire”, è il suo urlo al telefono. Anche la moglie Pinuccia, 70 anni come il marito, è positiva ma asintomatica e comunque in quarantena. Da una settimana e’ al capezzale dell’uomo blindata in una camera e racconta la “drammatica situazione” che stanno vivendo. “Sono spaventatissima e molto preoccupata – dice all’ANSA – perche’ se non riesce a staccare questa mascherina non so cosa puo’ succedere. Non lo so, anche perche’ non c’e’ un medico o qualcuno che venga qui a dirci come stanno le cose. Manca il personale e spesso e’ mio marito che dice quel che devono fare. La mattina arrivano e gli fanno una flebo per l’idratazione, gli antibiotici in vena, gli danno qualche pastiglia e se ne vanno. Gli hanno fatto qualche lastra, ma risultati niente“.
L’uomo “a casa non aveva problemi di salute”, ma una settimana fa a Jaipur “ha cominciato a non riuscire piu’ a respirare”, racconta la donna. “La prima notte siamo andati in un ospedale privato ma quando abbiamo detto che arrivavamo da Codogno – continua – ci hanno mandato in una struttura pubblica, per via del Coronavirus. Un posto fatiscente e sporco. Il lavandino del bagno, per esempio, e’ incrostato e oggi e’ entrato in stanza anche un gatto”. “Faccio io da infermiera – aggiunge -: non lo vengono a lavare, e’ a letto e non si alza. Ha il volto tumefatto per via della mascherina e mangia quasi nulla: oggi solo due banane”. La donna precisa però che “quelli dell’ambasciata sono presenti e ci aiutano: c’e’ una persona inviata da loro che ci porta il cibo e ci ha procurato spazzolini da denti e dentifricio, salviette igieniche per rinfrescarci ed e’ riuscita a fare in modo che oggi cambiassero il pigiama a mio marito“. La signora Pinuccia prima di chiudere la telefonata chiede “che ci vengano al piu’ presto a prendere per riportarci a casa. Ci sentiamo abbandonati. Nessuno dei due ha la febbre ma lui e’ grave: ieri mi ha detto che non ce l’avrebbe fatta. Mi ha detto ‘mi fanno morire’. Oggi per fortuna sta meglio ed e’ speranzoso. Anche se deve essere una cosa lunga pazienza, ma spero si risolva. Spero che ce la faccia a respirare da solo e che ci portino in Italia. Sono davvero molto spaventata”.


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